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Bianco, nero e grigio in edilizia

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L’annosa questione del nero in edilizia, al pari degli altri settori economici, finisce per penalizzare le imprese sane e regolari, sopraffatte sempre più da adempimenti e oneri, che nascono proprio per contrastare il fenomeno dell'evasione. Per stanare le imprese irregolari – generalmente senza successo – il legislatore colpisce quelle buone.

E’ una vecchia storia, che va oltre il tema in oggetto. Agli adempienti si chiede di essere sempre più performanti e zelanti, per coprire le magagne di chi deroga a tutte le regole.

Così come accade analogamente per la pressione fiscale, elevatissima nel nostro Paese, che colpisce sempre solo una parte dei potenziali contribuenti. A parità dei fabbisogni finanziari dello Stato concorre infatti solo una parte dei percettori di reddito. Sempre la stessa e sempre in misura maggiore per coprire “il buco” lasciato dagli inadempienti.

Il settore dell’edilizia, dopo il comparto dei servizi, risulta quello maggiormente interessato dalla presenza di manodopera irregolare, diversamente diffusa nelle varie regioni d'Italia. Secondo i dati Istat la distribuzione del lavoro irregolare è più concentrata nel Mezzogiorno. Il peso del sommerso dovuto all’impiego di tale lavoro risulta particolarmente elevato in Calabria (9,8% del valore aggiunto) e in Campania (8,5%), mente le quote più contenute sono quelle osservate in Lombardia (3,6%) e Veneto (3,7%).

Oltre al vero e proprio lavoro nero poi, in edilizia come nella vita, esiste tanto grigio, che si concretizza ad esempio in contratti di altra natura o in lavoro assicurato solo in parte. E ciò spiega quello che da anni come Acen facciamo presente: le divergenze dei dati sull’occupazione delle fonti Cassa Edile e Istat, a seconda appunto della regolarità. Più esigui i dati della cassa edile, più consistenti quelli dell’Istat, che ricomprendono anche la manovalanza irregolare.

Per chi come le imprese associate all’Acen vive nel rispetto di regole - sempre più numerose, ampie e cavillose - le aziende irregolari rappresentano in buona sostanza concorrenza sleale.

Ne deriva che per l’Acen da sempre la legalità è un cavallo di battaglia come attività associativa, contrastata con azioni concrete. Si ricorda a tal proposito la sottoscrizione del protocollo FAI (Federazione Antiracket, Carabinieri e Acen), la formulazione di un severo codice etico a cui le imprese associate devono sottostare, la clausola del Progetto Sirena di qualche anno fa che obbligava le imprese alla eventuale denuncia di richieste estorsive, pena l’esclusione dall’Albo fiduciario, le varie iniziative di contrasto al lavoro nero e all’abusivismo di cui quest’Associazione da tempo si rende protagonista con il Sindacato di categoria. Fino ad arrivare al più recente protocollo siglato in Prefettura da Acen con amministrazioni locali, DTL, enti previdenziali e bilaterali, sindacato, che si propone la tutela della sicurezza dei lavoratori e la regolare applicazione dei contratti.

In prima linea dunque nell’interesse comune, dell'intera categoria e del Paese!!!