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Centro Storico di Napoli: le molte parole e i pochi fatti

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Si può discutere sul centro storico di Napoli senza provocare anatemi? Si può ragionare sui progetti senza cadere nella sindrome del Regno del possibile? Si può pronunciare la parola trasformazione senza ricevere in cambio e in rima la parola speculazione? Non si può, si deve. A condizione di dichiarare la fine delle contrapposizioni ideologiche nate nel secolo scorso.  Ci hanno lasciato in eredità le culture dell’interdizione a prescindere in nome della intangibilità del costruito e, simmetricamente, delle mani libere, del laissez-faire più protervo. Gli interrogativi di cui sopra sono figli legittimi di quella stagione degenere.

Per il centro storico di Napoli, un presente effimero legato ad un fuggevole turismo. Un futuro indistinto perchè non si delineano orizzonti su cui collocarlo. Un passato remoto eccellente, da evocare però con cautela perché troppo spesso è stato usato come alibi all’incapacità di prolungarne la qualità. E’ tra i più conservati del mondo, si dice, anche con ragione storica e documentaria, ma non è un merito. Se lo si conserva così com’è per la paura del cambiamento non è più né storico né antico, è solo vecchio e degradato. Dunque: programmi, progetti, risorse? No, inutili e sprecate se non si cambia metodo.  

Sul centro storico di Napoli, solo negli ultimi due decenni sono stati spesi oltre cinquecento milioni tra risorse comunitarie e nazionali. Laddove impiegate, si registra un cambiamento di immagine, di funzioni, di qualità dell’ambiente e del vivere? Decisamente no, perché è sbagliato il metodo, appunto. I grandi illuministi settecenteschi napoletani erano più avanti di noi quando affermavano che il «fisico» e il «morale» di una città sono interdipendenti. Tradotto all’oggi e nel nostro caso: non si conservano le pietre con valore artistico in ambienti con problemi sociali, economici, ambientali. Se degrada «moralmente» il contesto, degradano «fisicamente» monumenti e edilizia storica. Dunque, mai più progetti relativi ai soli restauri monumentali, com’è sempre accaduto.

Nel centro storico di Napoli, al quartiere Sanità in questi anni si sta sperimentando questa virtuosa e del tutto inedita interazione. Dopo il restauro, le Catacombe stanno avendo una felicissima stagione turistico-culturale anche grazie alle iniziative di recupero del disagio giovanile attraverso cooperative di giovani che gestiscono le visite. Un frammento positivo di metodo integrato da cui ripartire. Alla comunità dei lettori di Nagorà viene qui proposta in forma estremamente sintetica una traccia per aprire una discussione. Da fare non tra specialisti ma tra quanti ritengono, proprio come i fisiocratici settecenteschi napoletani, che fisico e morale della città siano un unico organismo meritevole di pensieri e cure unitari.

Tre impegni progettuali prioritari. Primo: definire nel nuovo Piano Urbanistico Comunale una prospettiva generale per il centro storico che non risulta delineata a sufficienza nelle scarne anticipazioni contenute nel Documento di indirizzo. Secondo: assumere il Piano di gestione del centro storico Unesco di Napoli, vigente e approvato, come linea guida perché il concetto di Historic Urban Landscape (Paesaggio storico urbano) che lo informa è proprio quello che propone una visione integrata del problema. Terzo: riprendere, aggiornandolo, il Grande programma centro storico Unesco redatto per il POR-FESR 2007-2013, non attuato, perché propone importanti sinergie progettuali avvalendosi di più misure di finanziamenti. 

Un solo ma fondamentale impegno organizzativo: costituire presso l’Amministrazione comunale un Dipartimento dedicato al centro storico, con competenze trasversali e un dirigente delegato dal Sindaco con ampi poteri. Ad un Sito Unesco eccezionale, una risposta tecnico-burocratica eccezionale. 

Una traccia di discussione intenzionalmente pragmatica e operativa. Per sperare di governare meglio in futuro il centro storico di Napoli che vanta il primato positivo delle parole, gli studi di conoscenza, e quello negativo dei fatti, gli interventi concreti di rigenerazione urbana.