Co-housing

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L’esigenza (purtroppo non ancora pienamente percepita come tale in ambito politico) di razionalizzare l’uso del suolo da destinare a finalità abitative, industriali e commerciali e l’attenzione per il riuso di edifici e spazi abbandonati all’interno delle città testimoniano la crescente assunzione di consapevolezza della necessità di uno sviluppo urbano sostenibile, in termini ambientali, e armonico, in quanto mirato a non produrre abbandono dei centri storici o soluzioni di continuità tra questi ultimi e le aree di più recente costruzione. 

In attesa che i legislatori, nazionale e regionale, riflettano sul primo tema, la dimensione locale può, e probabilmente deve, porsi come luogo di sperimentazione e di progettazione del recupero dei propri spazi pubblici abbandonati, anche immaginando la possibilità di realizzare in essi luoghi e forme di co-housing. Come è noto, in Europa e in Italia si stanno attuando molteplici esperienze riconducibili al modello della “co-residenza”, volte a dare risposta ad esigenze abitative nuove, dettate non solo da ragioni economiche ma anche da esigenze di socializzazione e condivisione.

Infatti, i cambiamenti sociali che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, con il cambiamento nei rapporti familiari, con l’aumento delle persone che vivono da sole (per necessità o scelta) e l’attenuazione dei modelli di welfare, rendono quanto mai attuale la riflessione sulla percorribilità della realizzazione di spazi in grado di realizzare congiuntamente l’esigenza individuale ad avere una casa e quella di sentirsi parte di una piccola comunità, pronta a condividere non solo luoghi ma anche tempo e interessi.

Al tempo stesso, proprio la peculiare connotazione solidale di questo modello, richiede di ragionare in termini di sussidiarietà orizzontale e di progettazione partecipata degli spazi da recuperare e destinare al co-housing. Un modello innovativo, che può divenire virtuoso se condiviso della comunità cittadina.

E’ infatti cruciale che quest’ultima non lo viva come qualcosa di estraneo da sé, utile solo per coloro che ne usufruiscono in modo diretto, ma lo faccia proprio, condividendolo nei presupposti e nella quotidianità, ritenendolo strumento utile a riannodare la trama di un tessuto sociale che in molti centri storici si presenta ormai sfilacciato.