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Due monumenti da riconnettere: l’Albergo dei Poveri e il Cimitero delle 366 fosse

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Ho trattato del Cimitero delle 366 fosse ne “L’altra città [guida sentimentale di Napoli]”, Tullio Pironti editore, 2017 e dell’Albergo dei Poveri in relazione con lo stesso Cimitero nella rubrica “Narrazioni” su la Repubblica Napoli il 28 settembre 2019. La formulazione di una traccia progettuale su Nagorà rende compiuto il ragionamento in una sorta di trilogia.   

Nella zona orientale di Napoli due straordinari monumenti ubicati a poca distanza l’uno dall’altro richiedono di essere messi in relazione.

L’Albergo dei Poveri progettato da Ferdinando Fuga nella seconda metà del settecento è un’opera incompiuta. Resta il manifesto di una visione dello sviluppo della città e di un’idea di carità “centralizzata” in alternativa al proliferare di una carità diffusa che si praticava negli innumerevoli conventi presenti sul territorio. L’edificio realizzato con i suoi 354 metri di lunghezza è solo una parte del progetto originario che prevedeva una lunghezza di ben 600 metri. Iniziato nel 1751 fu interrotto nel 1819. La forma allungata è l’indicazione di una crescita della città a oriente, perciò l’architettura del palazzo nasce per una vista tangenziale. Per questo mancano decorazioni, emergenze e risalti a meno della doppia rampa in travertino bianco che porta ai tre fornici dell’atrio di ingresso sormontati da un timpano triangolare al centro dell’impianto.  Nel cortile al centro di tre è appena abbozzata la chiesa su uno schema esagonale, sarebbe stata collegata ai settori maschile e femminile attraverso una doppia coppia di bracci obliqui. L’incompiutezza dell’edificio esprime il sogno abortito di essere una capitale, tuttavia la città ha bisogno del suo ingombro come una identità urbana. 

Sulla collina di Poggioreale c’è l’altra grande opera di Fuga per gli ultimi, il Cimitero delle 366 fosse. Costruito nel 1762 per dare una sepoltura dignitosa ai poveri. Un impianto complesso. C’è un cortile a pianta quadrata [ottanta metri per lato, quanto i cortili dell’Albergo dei Poveri] pavimentato in diagonale con lastre rettangolari di pietra lavica. Nella tessitura si inseriscono dissonanti i coperchi delle tombe. Sono della stessa pietra, quadrati di ottanta centimetri per ottanta centimetri con il numero scolpito al centro. Le fosse sono profonde dieci metri e larghe quattro. In realtà dodici metri, ma a due metri dal fondo una grata metallica fa da filtro per la decomposizione dei corpi. Sono disposte in numero di diciannove su diciannove file e sono numerate alternativamente da destra a sinistra e da sinistra a destra. Al centro un palo della luce, perciò trecento sessanta in totale. Le altre sei sono al coperto. Trecento sessantasei fosse come i giorni dell’anno. Ogni giorno venivano calati i morti di quel giorno con un argano e una bara metallica con apertura sul fondo. Sempre la stessa bara. Pare che sia stata una nobildonna inglese a donare argano e bara. Così i morti venivano adagiati sul fondo con una sorta un’identità cronologica. 

Il collegamento tra i due monumenti è una sorta di post-luogo terra di nessuno. Lasciata Piazza Carlo III dove i lavori di sistemazione dell’area sono stati finalmente ultimati ti ritrovi tra i piloni della tangenziale in una condizione di spaesamento e per raggiungere il Cimitero la difficoltà maggiore sta nel trovare la strada. Si attraversa dapprima un paesaggio di capannoni e fabbrichette e poi se imbocchi la viottola giusta soltanto abbandono ai piedi dei muri di tufo aggrediti dalle gramigne. Il Cimitero è il capolinea del percorso.

Considerato che un’ipotesi di riqualificazione di un tale collegamento coincide con la rigenerazione di dell’intera area, una traccia in merito si articola necessariamente sulla scala architettonica e urbanistica:

1. Salvaguardia stato di fatto

    Il primo atto è una sorta di congelamento dello stato di fatto come punto zero da cui partire per avviare processi di rigenerazione. Vale a dire un’azione di controllo sulle iniziative edilizie in corso assentite ed eventualmente una revisione delle stesse. Oltre alla prevenzione su tutte le possibili manomissioni.

    2. Informazione

      Pochi conoscono l’esistenza del Cimitero delle 366 fosse e non esiste una rete di indicazioni per raggiungerlo. Ma una moderna informazione potrà essere attuata con artisti della comunicazione, video, antenne e un avanzato sistema di illuminazione. La compresenza di una componente materiale e una immateriale diviene attrazione oltre che servizio. Inoltre inserisce l’itinerario nel corpus delle mète cittadine.

      3. Riqualificazione del percorso

        Si tratta di sostituire al limite fisico del “percorso” il disegno di uno “spazio pubblico”, intendendo come tale la strada vera e propria integrata con i piccoli spazi per la gente da recuperare nei vuoti abbandonati e negli interstizi risparmiati dall’occupazione dei manufatti e dal degrado. Slarghi, anse, angoli visuali sul panorama, aiuole con alberi e fiori, edicole votive, elementi desunti dall’uso spontaneo dello spazio strada si trasformano nel progetto in segni da riorganizzare in una trama di qualità diffusa.

        4. Riconnessione con il Sistema di mobilità più ampio della città

          Emerge la necessità di connettere il tratto in questione con il sistema della mobilità urbana. I nodi metropolitani più vicini sono la stazione di Museo e la stazione di Piazza Garibaldi. Nel 2018 l’ACaMIR bandisce una “procedura aperta per l’affidamento del progetto del nuovo collegamento in sede propria tra la stazione AV di Afragola e la rete metropolitana di Napoli”. In particolare con la stazione di Piazza Cavour. Sarebbe un’occasione da non perdere per inglobare nel tracciato una possibile uscita in piazza Carlo III e disegnare la mappa di nuove connessioni su ferro e pedonali.  A poche centinaia di metri dall’Albergo dei Poveri la stazione dismessa dell’ex Alifana si candida a divenire il fulcro della nuova linea metropolitana. Al tempo stesso la collocazione baricentrica rispetto ai monumenti ne farebbe il nodo di una informazione integrata dell’intera offerta museale che della linea metropolitana è l’asse.

          Il recupero dei due monumenti con la conseguente restituzione alla città dell’uso è inscindibile da ogni programma di intervento. Un ruolo nella rigenerazione dell’area lo rivestirà il complesso dell’Orto Botanico adiacente all’Albergo dei Poveri. Ma questo è un altro capitolo.