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Ex Nato: un innovativo laboratorio urbanistico

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È in esame da parte del Comune di Napoli, il PUA dell’Ex Nato a Bagnoli: si tratta di uno spazio di grande valore architettonico, ben inserito nel paesaggio con un sapiente progetto della fine degli anni ‘30 che disegnava una sequenza di edifici razionalisti su un’ampia piazza attraversata da un asse metafisico, polarizzato da una chiesa e da un teatro, affacciata sulla suggestiva prospettiva del golfo di Pozzuoli.

Il quartiere nasceva come “Istituto per i Figli del Popolo” e poi come “Collegio Ciano”, costruito e dedicato alla cura dei giovani in condizioni disagiate che qui avrebbero potuto essere istruiti e preparati alla vita civile, e costituiva un singolare progetto di welfare interrotto dalla seconda guerra mondiale.

È poi diventato sede di funzioni militari, alloggio di rifugiati nel dopoguerra e, dall’inizio degli anni ’50, quartier generale della Nato fino al 2012.

Un insediamento organico al disegno urbano della città occidentale degli anni ’30, ma negato all’esperienza dei napoletani: oltrepassare i limiti del check point militare per i pochi a cui era concesso, ha significato per oltre mezzo secolo nell’immaginario collettivo, entrare in un mondo altro, lontano nello spazio e nel tempo.

Oggi l’area ex Nato è un innovativo laboratorio di urbanistica per Napoli.

Una sfida giocata da tre attori: la Fondazione del Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia, titolare della proprietà e della gestione dell’area; il Comune di Napoli e la Regione Campania per le loro competenze istituzionali capaci di rilanciarne il ruolo, le funzionalità, la qualità urbana.

La sfida è rigenerare il quartiere, recuperarne il ruolo storico e memoriale, renderne oltre il 50% dei volumi “beni comuni”, spazi e dotazioni pubbliche, restituendo così alla città una parte separata da sempre.

L’innovazione è nel metodo: un processo di co-design condiviso con le comunità e con tutti i soggetti coinvolti o coinvolgibili, attuabile attraverso la collaborazione attiva di pubblico e privato.

Il PUA è frutto di un lavoro elaborato insieme: sviluppato in decine di riunioni andate avanti per oltre due anni nella sede della Ex Nato, alla presenza della Municipalità, con l’Università, con i soggetti istituzionali e i gruppi di cittadini che rivendicano l’uso del quartiere come diritto alla loro città. La costruzione di un capitale di fiducia è un materiale prezioso per un progetto che traduca in spazio una domanda plurale.

In definitiva il quartiere tornerà ad essere spazio per i giovani, con residenze universitarie, spazi per lo sport, per il gioco, lo svago e il tempo libero, per il lavoro e il co-working, per la cooperazione e le start-up, con attrezzature per lo studio, l’assistenza sociale, l’accoglienza, l’arte, la conoscenza, in forte collegamento con il grande asse attrezzato est-ovest che attraversa Fuorigrotta e la Mostra d’Oltremare.

Un modello interessante e innovativo di rigenerazione dello spazio fisico, sociale, culturale ed economico di una città che sappia promuovere uno sviluppo sociale ed economico incentrato sulla trasformazione dello spazio urbano.

Si può ripensare Bagnoli senza necessariamente partire dall’area industriale, leit motiv degli ultimi venti anni. Quanto piuttosto dalla città – dal suo interno – per ridisegnare l’area ovest rilanciando una lettura non convenzionale del territorio che parta dai suoi abitanti e dai suoi spazi latenti, potenzialmente modificabili, esistenti e riattivabili in una visione d’insieme. Lontano da ogni deriva meramente incrementale o da miopi strategie incapaci di uscire dal perimetro stretto delle singole iniziative: la città per rinascere deve costruire “ponti”, reti di relazioni multiscalari, capaci di innescare progetti di sviluppo che estendano i propri effetti ben oltre i diversi limiti spaziali, economici e sociali di proposte sporadiche e frammentate.

Il caso della Mostra d’Oltremare e del suo uso improprio per le Universiadi, avulso da una visione complessiva e integrata, inadatto a disegnare il futuro di Napoli Ovest, sia un monito e un punto di riflessione in questa direzione.

Bisogna proporre visioni urbanistiche – ma anche politiche, capaci cioè di riscattare il senso stesso della cittadinanza, di appartenenza alla polis – mirate ad ascoltare la domanda di cambiamento, in grado di produrre azioni strutturali per moltiplicare la rigenerazione e il rinnovamento degli spazi della città.

È una logica necessaria ma assente nella pluridecennale storia del progetto di Napoli Ovest, che può dare ossigeno alla città e spingerla a investire collettivamente sulla sua trasformazione.

L’area Ex Nato può essere un seme importante in questa direzione.