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Flop storico?

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Era il 2007 quando l’ambizioso Progetto di riqualificazione di spazi pubblici ed edifici monumentali del centro storico Unesco, il più grande di Europa, partiva con una previsione di spesa di 420 milioni, poi ridotti a 240, infine a 100, mentre cumuli di immondizia serravano percorsi, abitazioni e monumenti delineando i contorni di una endemica gestione emergenziale della città.

Quasi un ossimoro, quello che affianca le parole gestione ed emergenza, che ancora oggi, a distanza di 12 anni dall’avvio del Grande Progetto, con il recente crollo del solaio della chiesa di Santa Maria del Popolo degli Incurabili e le lesioni della Farmacia attigua, anch’essi inseriti nel novero degli interventi, pone l’attenzione sulle difficoltà connesse alla realizzazione del Programma e più in generale alla capacità non tanto di ottenere finanziamenti, quanto di riuscire a spenderli e spenderli bene. Di gestire, più che valorizzare, riqualificare, rinnovare la città storica.

Intanto anche il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020 investe sul centro storico di Napoli, 20 milioni per il potenziamento del sistema del Museo Archeologico Nazionale e 90 su cultura e turismo al Rione Sanità, oggi tra le mete rivalutate di un boom turistico che dal 2010 al 2018 ha visto crescere il flusso di italiani e stranieri in città rispettivamente dell’81.7% e del 138,2%, secondo solo a Matera. Anche l’atteso Piano Strategico Metropolitano annuncia una massiccia opera di manutenzione di strade, parchi urbani e storici, impianti sportivi e monumenti, il potenziamento della raccolta differenziata, delle attività culturali e della mobilità, per ulteriori 100 milioni.

Può una pioggia di milioni stanziati bastare per risolvere i problemi di sicurezza urbana, di accessibilità, di mobilità, di diritto alla casa, allo studio e allo spazio pubblico, di degrado del patrimonio artistico e architettonico, degli strumenti urbanistici obsoleti e dei relativi vincoli in un centro storico unico per storia, cultura e tradizioni, cuore pulsante della vita universitaria, distretto delle arti e della cultura, a ridosso del porto, densamente popolato e magnificamente fatiscente?

Quali sono i driver condivisi tra stakeholder, cittadini e amministrazione sui futuri interventi di trasformazione urbana del centro storico, tra Legge sul Governo del territorio, Piano Strategico Metropolitano, Piano Portuale, Zone Rosse, Piano Urbanistico Comunale, Piano del verde, Piano del Colore, Piani Urbanistici Attuativi, Zone Economiche Speciali, Piano della mobilità? 

Che posto occuperanno lo street food, il fast fashion, i low cost, i b&b, gli edifici dismessi, i bar e i ristoranti improvvisati, le navi da crociera, la munnezza, le buche, le stese, gli abusi, il lavoro nero, gli sfratti, nella programmazione partenopea?