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Frenna (Arenile): «Accesso alle discoteche anche per chi ha fatto la prima dose. Pronti a garantire la sicurezza»

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L'unica certezza, per il momento, è che fino al 30 giugno le luci resteranno spente, gli altoparlanti muti e le porte chiuse. Oltre la linea di questo orizzonte, la tribù che non balla più deve ancora barcamenarsi tra la smania e la speranza.

Affamato com'è di musica e spensieratezza, il popolo della notte trattiene il fiato in attesa del via libera ipotizzato dal premier Mario Draghi, pronto a scendere in pista in una danza liberatoria e apotropaica. Un esorcismo collettivo che vorrebbe scacciare per sempre il nemico. Perché sì, ci sono in ballo (sic!) da un lato la lotta al virus e dall'altro quella al malanimo, ma club e discoteche sono prima di tutto un'industria. Un sistema economico che in Italia impiega 50mila lavoratori e prima della pandemia fatturava ogni anno 4 miliardi.

In nome di queste ragioni, il governo pare intenzionato ad accettare quel «rischio ragionato» cui si è appellato Draghi, il 26 aprile scorso, parlando delle riaperture. E per le mete della movida pensa ad una riapertura dal primo luglio. Se questa sarà la scelta - e se sarà la scelta giusta -, lo diranno i fatti. «Dobbiamo sperare che si possa riaprire dal primo luglio. Attendiamo che il Cts sciolga la riserva», si tiene cauto Umberto Frenna, titolare dell'Arenile di Bagnoli, uno dei più grandi spazi per l'intrattenimento e il divertimento che Napoli offra.

L'idea delle discoteche "bolla", con gli accessi consentiti solo a chi è munito di green pass, con vaccino o con tampone negativo entro le 36 ore precedenti alla serata, le piace? È il giusto punto di mediazione?

«Credo sia la cosa più sensata. Va bene il green pass, ma dovrebbe valere già dalla prima dose di vaccino, almeno per le discoteche all'aperto. Per i locali al chiuso il discorso è legato alla riduzione del 50 per cento dell'agibilità, necessaria per garantire uno spazio fisico utile a tutelarsi ulteriormente contro il contagio. Ma credo che oggi ci siano tutti i presupposti per poter ripartire. L'Arenile in particolare ha spazi ampi, nei quali assicurare il distanziamento è più facile».

Intanto, in questi mesi c'è chi ha organizzato feste clandestine.

«La voglia di libertà e di divertimento era ed è tanta, proprio per questo è necessario riaprire, sia pure con tutti gli accorgimenti del caso. Se blocchi ancora un processo del genere, il rischio è l'aumento dei party illegali, senza controllo. Mentre si penalizzano ancora le aziende».

Se da luglio si riaprirà, dovrete fare gli sceriffi, vigilando sulla condotta del pubblico in un momento di evasione atteso dopo mesi di privazioni e coprifuoco. Dovrete dire ai vostri clienti di ballare alla "giusta distanza": non sarà facile.

«Questo accade di norma: gli operatori seri hanno già una vigilanza e un sistema di telecamere per tutelare il pubblico e evitare gli eccessi. Se si riducono le agibilità, controllare che vada tutto bene è ancora più facile. E poi questi giovani sono molto meglio di come vengono descritti. Del resto, la salute è un bene universale, c'è la tendenza ad auto tutelarsi. E nelle discoteche già da tempo si entra a gruppi omogenei, tanto che la maggior parte delle discoteche funziona con i tavoli prenotati delle comitive. Questo tipo di organizzazione riduce il rischio già alla fonte».

Come sono stati questi dieci mesi per l'Arenile?

«Un po' tristi. La musica e lo svago sono importanti, anche se la tutela della salute lo è senz'altro di più. Chi poteva contare anche su un'attività di ristorazione ha sofferto di meno, ma la parte serale, che ha un peso significativo sia sul piano occupazionale che su quello della sopravvivenza delle imprese, ne ha risentito tantissimo. In un locale lavorano barman, addetti alla sicurezza, alla manutenzione, alle pulizie, tecnici luci e audio, dj, artisti. Tutte queste figure professionali in questi mesi non hanno lavorato».

Quanto avete perso tra il marzo 2020 e il maggio 2021?

«Il conto si fa presto: il totale del fatturato serale. Complessivamente, in Italia, si stima una perdita per centinaia di milioni di euro. Noi abbiamo registrato un mancato fatturato di quasi 1 milione. Quanto all'occupazione, per ogni serata lavorano, tra dipendenti e indotto, almeno 50-60 persone. Che sono rimaste ferme».

La pandemia ha già lasciato un segno profondo nel mondo della notte: un locale su tre non riaprirà.

«Per forza. Chi era soggetto a fitti che spesso sono altissimi e non ha potuto fare altri tipi di attività ha dovuto arrendersi. E gli aiuti statali sono gocce nell'oceano. Per tante discoteche che sono saltate, però, speriamo che subentrino con la ripresa altri operatori. Fatalmente, il nostro è il settore più colpito, con quello dei concerti. Sono le situazioni nelle quali il rischio di assembramenti è più alto».

L'anno scorso, quando il virus è tornato a fare paura, in molti hanno puntato l'indice contro le discoteche. Erano accuse fondate?

«La chiusura le discoteche nella fase acuta della pandemia non si poteva evitare. L'estate scorsa fu fatta una valutazione sulla base di una speranza, che era quella di un rallentamento dei contagi, ma poi il virus è tornato. Considerando che non c'erano ancora i vaccini, si è sottovalutato il fenomeno. Anche se secondo me la ragione principale dei contagi sono i mezzi di trasporto».

Adesso che i vaccini ci sono, si sta temporeggiando troppo per riaprire i locali notturni?

«Non credo si potessero riaprire prima, ma adesso è opportuno. Abbiamo raggiunto cifre considerevoli di persone vaccinate, in Campania, tra vaccinati e persone che hanno contratto il Covid e si sono immunizzate siamo quasi a quota 3 milioni. Se si pensa che si va avanti con una media di 50mila vaccinazioni al giorno, è facile pensare che per il 1 luglio i tempi saranno maturi per poter riaprire e rilanciare un settore che vive una profonda soffrenza».

Avete iniziato a stilare un programma di serate da qui a settembre?

«Programmi per quanto riguarda gli eventi non ne abbiamo: tutti stanno aspettando il parere del Cts per chiudere i contratti, a partire dalle agenzie che curano gli interessi degli artisti. Questo vale sia per le discoteche che per i concerti. Tante cose bollono in pentola, ma aspettiamo il protocollo per decidere».

Nel caso, riprenderà anche la musica dal vivo?

«Sicuramente. Forse più a settembre, poiché ci vuole del tempo per programmare i concerti con gli artisti».

Temete un nuovo stop?

«Sarebbe sconfortante, significherebbe che i vaccini non hanno funzionato, e a quel punto ci sarebbe poco da fare. Ma credo sia impensabile chiudere un'altra volta le persone in casa».

Si poteva fare di meglio e di più per sostenere il settore?

«Il settore doveva essere più sostenuto, questo è sicuro. Purtroppo al livello politico non c'è una percezione di quello che rappresenta in termini di fatturato e di numeri occupazionali l'industria dell'intrattenimento. In Germania i club di intrattenimento sono diventati centri culturali, mentre qui vengono ancora visti come i luoghi dello sballo e delle anime perdute. Una visione ottusa: prevalentemente, il nostro pubblico è composto da studenti universitari e professionisti che lavorano tutta la settimana. La musica dà gioia, allegria, e i momenti ludici sono fondamentali nella vita delle persone. Senza contare che il turismo va nei posti dove c'è un'offerta di intrattenimento adeguata».

In compenso, potrete contare su una grande voglia di evasione.

«Senza dubbio. C'è un grande desiderio di divertimento, tanto che con gli aperitivi abbiamo dovuto fare uno sforzo enorme per evitare che la gente finisse per ballare. Un po' ci ha pensato la sicurezza, ma un po' anche i dj, scegliendo la musica più adatta. Quando riapriremo sarà un grande successo: la voglia di rilassarsi, di liberarsi dopo un anno così pesante, è fortissima».

Vedete finalmente una luce in fondo al tunnel?

«Ripeto: credo sia importante estendere il green pass a chi ha fatto la prima dose di vaccino. Per il resto, dal primo luglio la Campania dovrebbe diventare in zona bianca: se sarà così, la riapertura dei locali notturni sarà una conseguenza logica».