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Il centro storico non è un luna park

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Il centro storico di Napoli è diventato, in pochissimo tempo, una meta turistica internazionale. Secondo Confesercenti, tra il 2010 e il 2017, in città il turismo è cresciuto del 91,3%. La zona più interessata dai flussi turistici è l'area UNESCO, che misura circa 10km2. In quest'area – caratterizzata oltre che da un patrimonio storico-artistico di eccezionale valore, anche da un alto indice di vulnerabilità sociale e materiale – si concentrano gli 8.546 annunci disponibili sui portali Airbnb e Homeaway. Queste ultime sono piattaforme digitali e costituiscono un sistema di intermediazione che, nella totale assenza di regole e controlli, rende possibile la conversione di porzioni sempre più vaste del patrimonio abitativo privato in attività ricettive extra-alberghiere. Il 64% degli annunci, infatti, si riferisce ad interi appartamenti e non a stanze private o condivise (come farebbe immaginare la retorica della sharing economy). Questo significa che circa 5.470 immobili sono passati dal mercato degli affitti residenziali a quello turistico, causando un danno al tessuto sociale. Come mai tutto questo è così conveniente? Sotto il profilo fiscale B&B, case vacanze e locazioni brevi non sono tassate come attività commerciali, bensì come integrazioni al reddito, rendendo queste attività molto convenienti. Grazie alle piattaforme come Airbnb, chiunque può diventare un host e gestire uno o più annunci sul portale turistico. Gli host sono oggetti singoli (proprietari, inquilini o comodatari) o agenzie di intermediazione immobiliare; queste ultime arrivano a gestire anche centinaia di appartamenti alla volta. Oggi quasi il 60% degli annunci online riguarda annunci multipli.

La crescita delle case vacanze ha avuto un forte impatto negativo sul mercato abitativo, poiché ha innescato una crescita dei canoni di locazione, dovuta proprio alla migrazione degli appartamenti dal mercato abitativo a quello turistico. Secondo l'agenzia Tecnocasa, a Napoli le transazioni immobiliari ad uso investimento sono cresciute del 41% negli ultimi quattro anni, mentre per abitanti, studenti e ricercatori è diventato sempre più difficile trovare casa. Perfino i bassi, che prima erano abitati dai più poveri, si stanno trasformando in case vacanze (spesso illegali perché prive dei requisiti dell'abitabilità) in cui il turista può vivere un'autentica esperienza napoletana. La crescita di questo mercato è andata ad aggravare la sofferenza abitativa delle classi sociali più fragili: la Campania, infatti, è la terza regione in Italia per numero di sfratti. Nonostante l'emergenza abitativa, ormai conclamata, la classe politica non si è ancora adoperata per trovare soluzioni adeguate. Al momento, le istituzioni continuano a concentrare le proprie energie nel disneyficare i quartieri non ancora travolti dalla turistificazione, senza curarsi minimamente di tutelare gli abitanti che vi abitano. In questo scenario, purtroppo, anche gli interventi di riqualificazione urbana rischiano di innescare processi di gentrificazione e di espulsione sociale se non accompagnati da attente politiche di tutela delle fasce più vulnerabili.

La trasformazione del settore abitativo ha avuto un riverbero visibile anche sulle attività commerciali: le attività di vicinato e le botteghe artigiane prive di interesse per i turisti sono sparite, sostituite da un'interminabile sequenza di bar, trattorie, pizzerie, friggitorie, cibo da asporto e negozi di souvenir. Attività i cui utenti principali sono i turisti, non gli abitanti. In pochi anni il centro storico è diventato una rosticceria a cielo aperto, in cui masse di turisti si aggirano alla ricerca dell'autenticità napoletana. Sullo sfondo, accanto al mare, si scorgono i fumi delle navi da crociera ormeggiate al porto, coi motori perennemente accesi.

La crescita del turismo, che in Campania genera 2,3 miliardi di euro all'anno, non ha portato con sé un aumento della ricchezza diffusa: secondo i dati di Bankitalia, in Campania la crescita del Pil è calata allo 0,5%, la povertà è aumentata, l'export è diminuito del 3% e il livello di occupazione è calato dello 0,6%. 

Altre città, europee e non, partendo dal presupposto che la casa rappresenti un bene primario e non un bene di consumo, stanno ponendo delle regole serie per limitare il potere delle piattaforme digitali come Airbnb e Booking e la trasformazione selvaggia dell'offerta abitativa in offerta turistica, individuando limiti sia spaziali sia temporali. A Berlino, una delle città colpite dalla turistificazione e dal mercato delle piattaforme turistiche digitali, si è disposto il blocco degli affitti. Recentemente dieci capitali europee – Amsterdam, Parigi, Berlino, Barcellona, Bruxelles, Bordeaux, Monaco, Cracovia, Valencia e Vienna – hanno scritto una lettera all'Unione Europea per chiedere di discutere al più presto delle contromisure da prendere per arginare l'espulsione rapidissima degli abitanti dai centri storici provocata dalla crescita di Airbnb. A Napoli le istituzioni, al di là di qualche provvedimento di facciata, continuano spensieratamente a danzare sul Titanic. 

Il turismo è un'industria e come ogni industria necessita di regole efficaci affinché non si trasformi in un micidiale dispositivo di desertificazione sociale. La tutela del centro storico di Napoli non riguarda solo le sue "pietre", ma anche il suo "popolo". La politica, anche a costo di perdere qualche consenso nel breve periodo, deve avere il coraggio di affrontare in modo lungimirante il fenomeno della turistificazione, per evitare che in pochi anni un centro storico ancora vivo come quello di Napoli si trasformi in un parco a tema senza abitanti, in una città vacanze senz'anima.

*Elaborazione immagini: Francesco De Stefano, Alessandra Esposito.