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Intervista a Diego D'Orazio, presidente dell'Amatori Rugby Napoli

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Nel silenzio irreale di quest'oasi ad Ovest di Napoli, dove fino al 2013 c'era la Nato, risuonano i rimbalzi sbilenchi di una palla. Una palla ovale. Ce l'hanno portata gli ex trentenni della Partenope, un manipolo di irriducibili rugbisti che intanto sono diventati uomini.

Grazie alla loro tenacia, dopo due anni di inerzia, il deserto dell'ex complesso Ciano - 211.000 metri quadrati dei quali circa 56.000 coperti - ha cominciato a ripopolarsi. Così, mentre la Fondazione Banco Napoli per l'assistenza all'Infanzia, proprietaria dei suoli, attende che Comune e Regione trovino un accordo che schiodi dall'impasse il destino dell'area, i giocatori della Partenope anni Novanta, quella che conquistò la serie A, si sono rimboccati le maniche. «A parte due scuole private, siamo gli unici occupanti dell'area. In tre anni abbiamo speso oltre 700mila euro per realizzare il nostro sogno, il Villaggio del rugby», spiega Diego D'Orazio, presidente dell'Amatori Rugby Napoli, che per il secondo anno consecutivo ha sfiorato la promozione dalla B alla A.

L'area nella quale avete preso casa ospiterà le Universiadi: Napoli come ci arriverà?

«È una sfida complicata. Manca un anno e ancora non sono stati appaltati i lavori, c'è da essere preoccupati. Poi, certo, abbiamo capacità di recupero enormi. Ma avremmo potuto spendere le risorse in modo che restasse qualcosa: c'era tutto il tempo per fare una programmazione. Invece mi sa che rimarrà ben poco».

Sarete coinvolti nelle Olimpiadi dei ragazzi?

«Spero di sì. Prima ci ha interpellati l'Agenzia regionale per le Universiadi, poi sono venuti i commissari irlandesi e austriaci del comitato olimpico organizzatore per valutare le strutture. Ci hanno chiesto degli adeguamenti al campo, e quando sono tornati ci siamo fatti trovare pronti».

Avete fatto investimenti importanti.

«Sì, anche in prospettiva delle Universiadi abbiamo ampliato il campo e lo abbiamo migliorato con un manto di erba sintetica di ultima generazione, abbiamo fatto nuovi spogliatoi, un impianto di irrigazione, l'illuminazione a led, la club house. Attualmente per il rugby, a Napoli, è l'unica sede pronta».

L'Amatori Napoli Rugby ha anche uno scopo sociale.

«Abbiamo aderito al progetto Scuola viva e a quello di alternanza scuola-lavoro, inoltre offriamo un doposcuola ai bambini che vengono a fare attività da noi. E poi c'è il rugby, che è capace di infondere nei ragazzi valori che si stanno perdendo. Abbiamo più di 350 tesserati dai 4 ai 25 anni, che pagano una quota molto bassa. E da poco abbiamo aggiunto anche il settore femminile».

L'ex Collegio Ciano sarebbe il posto giusto per ospitare i giovani atleti delle Universiadi?

«La Fondazione lo aveva proposto: sarebbe stato il posto giusto, ma servono lavori di adeguamento per le foresterie. Con tutte le approvazioni e i permessi da richiedere, è difficile farcela. Ma qui ci sono spazi enormi, penso ad un'area polivalente che ospiti strutture ricettive, centri commerciali. E magari un Centro di medicina per lo sport, che a Napoli manca».