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La città occidentale

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L’imponente insieme di attrezzature (oltre a quelle citate nel focus redazionale anche Università, CNR, RAI, IDIS …) che ne fanno la parte di Napoli, ben identificata dai margini delle colline, più funzionalmente urbana dopo il centro storico. E tuttavia poco urbana perché per larga quota costituita da recinti giustapposti, alcuni fisicamente chiusi (Bagnoli tra ferrovie, Mostra, ex Nato …), altri separati da confini immateriali ma efficaci: il “campus” di Monte S.Angelo e il Rione Traiano si fronteggiano ma dall’uno non si avverte la prossimità dell’altro. Le reti di mobilità non mancano ma privilegiano ancora troppo la direttrice est-ovest rispetto alle relazioni nord-sud.

Occorre un salto di qualità nelle politiche urbane, sia di quelle pubbliche che di quelle imprenditoriali. La sciagurata vicenda Universiadi/Mostra conferma sotto ogni aspetto il persistere di logiche da enclave. Ed invece Comune e Città metropolitana debbono praticare modalità di integrazione plurime e sistematiche, superando i protocolli settoriali di stampo ottocentesco. E gli operatori privati debbono adottare impostazioni innovative svincolate dai parassitismi delle rendite per puntare sulla legittima remunerazione della qualità delle prestazioni reali (servizi o prodotti manifatturieri che siano).

La pianificazione è approdata finalmente ad un format che distingue le scelte strutturali di lungo termine, attinenti ai valori primari (Costituzionali) da tutelare, da quelle operative connesse con gli interessi economico-sociali anche minuti. Il vigente PRG può agevolmente trasfondersi nella componente strutturale del non rimandabile nuovo piano e la componente operativa deve costruirsi nelle forme concrete di piano strategico. È questo il terreno, e insieme l’occasione, per perseguire partecipativamente integrazione e valorizzazione sostenibile delle risorse disponibili. Cerchiamo di utilizzarla con la necessaria tempestività, rompendo anche gli altri recinti, blindati e insonorizzati, delle sedi decisionali.