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La città si fa con gli altri

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Quando si parla di architettura è fondamentale capire dove siamo e cosa sta accadendo perché l’architettura è rappresentazione della cultura , della politica e delle ambizioni di un dato tempo. Siamo oggi in una particolare situazione storica: veniamo da un periodo di grande trasformazione industriale che ha generato tecnologia, sviluppo e un miglioramento della qualità della vita, ma che, dopo molti anni, presenta un pesante conto ambientale e sociale con conseguenze planetarie in termini di sopravvivenza.

Cambiare vuol dire rivedere alcuni aspetti fondamentali del rapporto con la tecnologia, ridefinire i legami con i contesti, ricostruire paesaggi identitari e prestare ascolto ai cittadini : come ha detto un sindaco francese, “la città si fa con gli altri”. Ad esempio nella nostra città contemporanea, l’idea di sostenibilità non passa necessariamente attraverso il costruire quello che è vuoto, ma inserendo dentro alla città funzioni nuove o mancanti, anche nello spazio pubblico. La storia delle nostre città è una storia di città dense, con centri storici molto concentrati. Rigenerare implica completarle con servizi e funzioni di natura non solo abitativa, assumendo una maggior consapevolezza verso i territori, le culture territoriali, i temi idrogeologici e alla salvaguardia dell’ecosistema. Dentro la definizione di ecosistema infatti non c’è soltanto la natura, ma tutto il rapporto tra il mondo costruito e i consumi di energia, e trovare questo equilibrio può portare enormi benefici.

Oggi, intervenire per costruire un nuovo quartiere vuol dire guardare agli scenari prossimi sul tema energetico, sul tema d’integrazione sociale e sulla capacità di creare quel sentimento di sicurezza che solo la città può contribuire a creare. Pochi finora hanno voluto capire il carattere delle città, il loro DNA culturale, le loro vocazioni e aspirazioni, e questo ha determinato la costruzione di edifici inadeguati sulla scia di una globalizzazione più cara al mondo del profitto che ai cittadini, i quali vedono svilupparsi una città contemporanea che non riconoscono, mentre chiedono più parchi pubblici, più orti, più piazze e strade pedonali, chiedono più rispetto, più aria pulita e più attenzione per i loro figli. E nello stridore di questo conflitto globale, le città s’impoveriscono vedendo crescere, a discapito della loro storia e specificità, il conflitto tra un passato fortemente radicato nella propria cultura e un’immagine contemporanea che è loro totalmente estranea.

Per questo occorre che l’architettura torni ad agire come catalizzatore tra sostenibilità e comunità . L’architettura e la forma urbana sono responsabili dei comportamenti sociali, della qualità della vita delle persone e del ruolo positivo nei confronti dell’ambiente. Ogni città ha una sua vocazione e aspirazione legata a fattori storici ed economici. Il futuro delle città dipenderà dalla capacità di “lettura” dei contesti e dalla modalità creativa di affrontarli al fine di disegnare un programma complesso, strategico e condiviso da tutte le parti sociali. Un approccio progettuale dove principi e pratiche si fondono, dove paradigmi e strumenti si integrano e, soprattutto, dove l’architettura torna ad essere una forza capace di dare forma al progetto di futuro delle persone. Ritrovando la sua capacità di intessere relazioni forti con i luoghi e le comunità che trasforma, il progetto di architettura – di città e di paesaggio – attraverso le sue componenti formali, funzionali e tecnologiche, entra così in empatia con i luoghi per rivelarne identità e per anticiparne il futuro.

Dobbiamo avere questa attitudine verso il territorio delle città, un’attitudine che chiamo empatia creativa