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La fortuna che abbiamo

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Pochi in Italia hanno la fortuna di avere un sindaco così efficiente, un primo cittadino lontano da ogni forma di demagogia, un uomo schivo e immune alle smanie di protagonismo, che pensa al fare più che all'apparire.
Pochi possono vantare un primo cittadino moderno, un manager che tiene sotto controllo i conti del suo Comune, puntando allo sviluppo socio-economico della città, al miglioramento di tutti gli indicatori di benessere e della qualità della vita, alla riduzione dei tempi di pagamento dei creditori.

È con lui che nel 2011 è iniziato il riscatto di Napoli, la scalata nella classifica delle città in cui si vive meglio, il recupero delle sue periferie e del suo centro storico. È con lui che in pochi mesi si è compiuto il miracolo del risanamento delle sue arterie principali - dalla via Marina alla galleria Vittoria -, dell'arredo urbano, dei suoi palazzi fatiscenti, dei parchi pubblici e delle aree destinate a verde. E sempre con lui è nata la nuova Bagnoli, con un rigoglioso parco verde, la lunga spiaggia ed il porto turistico affollato di stranieri. E ancora a lui dobbiamo la nuova zona orientale di Napoli, con il porto di Vigliena, il nuovo Centro Direzionale, la città della musica.
«Abbiamo scassato», aveva detto alla sua prima apparizione post-elettorale, quasi a voler dire «e continueremo a farlo nei prossimi anni». 

È stato così di parola che questo decennio noi napoletani lo ricorderemo per sempre. Ora, però, le elezioni amministrative sono alle porte e c'è da eleggere un nuovo sindaco che, per quanto possibile, sappia  proseguire l'opera di risanamento del bilancio comunale, che possa conservare i rapporti tenacemente costruiti con la Regione e con il governo nella consapevolezza che solo così sarà possibile non disperdere quanto di buono è stato realizzato in questi dieci anni. Il compito, c’è da dirlo, non sarà facile: tutto quello che c'era da scassare, infatti, è stato già scassato.