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Lo sviluppo economico del Sud riparte dalle Aree interne

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Ad Avellino e in Irpinia dobbiamo creare le condizioni per l’avvio di una nuova fase di sviluppo che possa superare le difficoltà di cui questi territori soffrono da sempre, carenze storiche rimaste per troppi decenni inascoltate.

Il deficit più pesante riguarda le zone interne. Si tratta di realtà positive e uniche che andrebbero alimentate e organizzate per mezzo di un processo che possa esaltare le caratteristiche e le eccellenze dei territori stessi.

E’ evidente però che gli investimenti si riversano soprattutto in alcune aree del Mezzogiorno e sarebbe necessario che la pubblica amministrazione si dimostrasse più dinamica e pronta a rispondere alle esigenze delle imprese e dei cittadini

Da un lato occorre seguire la naturale vocazione delle aree interne. Dall’altro bisogna lavorare per creare una fitta rete infrastrutturale in modo da favorire un reale scambio economico e sociale tra territori diversi ma comunque protagonisti dello stesso obiettivo: il rilancio del Sud.

L’edilizia, settore trainante dell’intera economia, attende da anni una politica di rilancio. L’apporto del nostro comparto è fondamentale nei nostri territori, sia per restituire un patrimonio immobiliare riqualificato, sia per creare una rete che possa tirare fuori dall’isolamento le aree interne.

La politica dovrebbe abbandonare i toni dello scontro e delle polemiche e lavorare in un clima differente, che possa partire dall’ascolto dei problemi e portare con competenza alla loro soluzione.

Avellino è una città che necessita di una proposta operativa, l’Irpinia è una provincia ricca di grandi tradizioni economiche e culturali, che necessitano di essere valorizzate.

Da uno studio del Cresme di alcuni giorni fa e presentato nel corso di un nostro Convegno, si evince un dato allarmante: la caduta demografica è stata forte e prosegue con rapidità. Insomma il trend demografico è sempre negativo. Occorre stare attenti allo sradicamento della popolazione.

Senza una strategia precisa, senza una programmazione che parta dai territori, senza i servizi essenziali, senza il lavoro, senza una reale collaborazione tra enti e mondo delle imprese, rischiamo di perdere i nostri giovani e con loro la nostra identità.