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Napoli, il mosaico irregolare

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Napoli si staglia tra le metropoli con caratteristiche uniche. La sua forza trascende le sue radici, che non tradisce e rinnova in un mosaico irregolare e irripetibile, che la rende diversa da tutte le altre città. E mai politicamente corretta.

Napoli è all’avanguardia non perché interpreti meglio di altre metropoli la globalizzazione, ma, al contrario, perché sfugge all’omologazione, conservando sempre la sua diversità. Diversità che nel tempo ha sedotto nel tempo intellettuali e artisti e che oggi esprime voci particolarissime, Elena Ferrante con «L’amica geniale», Roberto Saviano con «Gomorra», per fare qualche esempio.

Napoli era ed è una città culturalmente viva sia nel senso alto di Kultur, che in senso antropologico. Le sue tradizioni, la sua cultura di strada, la cucina e il suo artigianato sono internazionali proprio perché hanno saputo conservare il loro localismo e la loro specificità.

Pochi mesi fa Lonely Planet, la famosa casa editrice di guide turistiche, ha incoronato Napoli come la città più «cool». Vorrei allora usare una metafora: Napoli come spettacolo. Andy Warhol costruì un film inquadrando l’Empire State Building con una camera fissa. Una pellicola d’avanguardia, troppo difficile per il grande pubblico. Se piazzassimo invece una telecamera nel ventre di Napoli, lo spettacolo sarebbe già lì, vivo e multiforme, e diventerebbe uno spettacolo popolare di successo. Questa spettacolarità irripetibile ed unica nasce dalla fusione di tante dimensioni diverse, tessere di cui è fatta l’identità napoletana. E’ impossibile individuarle tutte, eccone alcune.

Cosmopolitismo. Prima dell’unità d’Italia, Napoli è una capitale cosmopolita, all’avanguardia, come Parigi o Londra. Questo tratto di internazionalità resta leggibile: Napoli sa «stare al mondo», sempre. 

Localismo. Napoli non ha omologhi. Ha una tradizione fortissima e un centro storico unico al mondo. 

Cultura Alta. Sin dalle sue origini, la città coltiva la filosofia. La Villa dei Papiri è il più importante lascito della filosofia epicurea. Nel tempo, Napoli esprime il suo pensiero con umanesimo, illuminismo e con l’attuale Istituto italiano di studi filosofici. Nelle arti Napoli tocca vette altissime nel rinascimento, nel barocco, nel caravaggismo, nella scuola di Posillipo e nel Liberty. 

Cultura popolare. Ricchissima canzone, teatro, sceneggiata, cucina e soprattutto una lingua sia verbale che gestuale che ha saputo imporsi in Italia e all’estero come una sorta di esperanto. 

Il Miracolo. San Gennaro come perpetuo disvelarsi dell’impossibile. Magia. Anche qui, l’alto e il basso. L’alchimia della Cappella Sansevero unita alla superstizione popolare della Smorfia. 

Mistero. La sibilla Cumana, Napoli sotterranea, la tomba di Dracula (Mistero di Santa Maria la Torre). 

Natura. Una città che nasce e cresce su un vulcano che potrebbe svegliarsi all’improvviso, le fontanelle di Pozzuoli, il disastro di Ercolano e Pompei. Per questo il visionario Warhol erige a icona della città il Vesuvio in eruzione. 

Elementi tutti che partoriscono un mix, un Dna assolutamente irripetibile.