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Napoli Metropolitana tra passato e futuro

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La conurbazione napoletana vede gravare sull’area della provincia meno estesa d’Italia, caratterizzata da una superficie pari al 7% del territorio regionale, il 60% degli abitanti della Campania

Questa densa popolazione insediata su un territorio degradato e problematico, rende quella che è oggi la Città Metropolitana di Napoli, la questione urbanistica di maggior rilievo in Italia.

La popolazione del capoluogo è diminuita in 40 anni di circa 330.000 unità, passando dal milione e 270.000 abitanti del 1981 ai 940.000 del 2021. Il fenomeno del decremento ha portato la popolazione residente a Napoli ad un livello pari o inferiore rispetto al numero di vani disponibile e da risanare, ma ha finito col gravare su un territorio già abbondantemente compromesso.

L’eccedenza napoletana di abitanti è andata, infatti, ad incrementare in maniera indiscriminata i comuni immediatamente contermini dove, le famiglie di nuova formazione in particolare e, dunque, in ulteriore crescita, sono andate alla ricerca di alloggi di costo accessibile e dotati di standard irreperibili in città. È così che Giugliano è diventata la terza città della Campania dopo Napoli e Salerno.

Il costruito ha assunto, nell’area napoletana come in quella casertana, l’aspetto di una lava dilagante a macchia d’olio che ha assorbito decine di migliaia di ettari liberi molti dei quali del fertile terreno agricolo della Campania Felix che va assolutamente tutelato dall’incipiente saldatura dei comuni in un continuum urbanizzato.

Un territorio dove la densità, l’inquinamento, la crescita dei moti pendolari, la carenza d’infrastrutture e servizi profila un panorama di vasto degrado.

La necessità di ottemperare alle scadenze legislative senza violare santuari e consolidati bacini di utenza elettorale ha indotto a rassegnarsi alla soluzione meno impegnativa: far coincidere la Città Metropolitana con i confini della Provincia di Napoli, mentre, da più parti, si sollecitava l’inclusione di parti dell’area casertana, di quella aversana e dell’agro nocerino - sarnese.

Appare assolutamente improbabile che la risposta ai problemi di Napoli e del suo retroterra territoriale possa trovarsi negli angusti limiti di quella che una volta era la Provincia e, oggi, è la Città Metropolitana. Città Metropolitana, il cui territorio potrebbe coincidere, ricorrendo ad un precedente storico, con quella che era, una volta, l’estensione del Ducato Napoletano

Il Ducato napoletano, quando, nel IX secolo, si separò definitivamente da Bisanzio, andava dalla foce del fiume Clanio, che nasceva alle falde del Vesuvio, e dal lago di Patria con la spiaggia detta romana ad ovest, a ben oltre Amalfi a est, comprendendo le città di Cuma, Pozzuoli e Sorrento, rette da prefecti direttamente dipendenti dal duca. L’incerta frontiera settentrionale che separava dai Longobardi di Benevento si attestava, come un confine naturale, lungo il corso del Clanio, e comprendeva le città di Cancello, Nola, Gaeta, Amalfi e Sorrento.

Ora, tutto questo potrebbe apparire lontanissimo nel tempo. Occorre, tuttavia, considerare quanto avvenuto lungo il corso dei secoli in questo ambito territoriale dove si sono tramandati forti elementi di omogeneità e di continuità che lasciano, ancora oggi, tracce significative in particolare nei centri storici. Tracce reperibili nell’armatura territoriale, negli insediamenti civili e religiosi, nelle tradizioni, negli studi, nei caratteri culturali e antropologici.

Napoli è già stata danneggiata, durante il suo sviluppo storico, dalla compressione delle proprie mura che hanno costretto la città ad una dannosa crescita su sé stessa che ha finito coll’intasare quasi tutte le aree libere.

Sara necessario, in futuro, rivedere i confini della Città Metropolitana, abbracciando una visione regionale che colleghi, tra l’altro, il territorio ai grandi corridoi transeuropei di comunicazione.

Abbandonare l’asfittica visione municipalistica dell’attuale strumento urbanistico per trasformare Napoli in una metropoli europea policentrica e pluridirezionale che sappia controllare il proprio sviluppo all’interno di un territorio risanato e rigenerato che offra condizioni di vita ed opportunità competitive rispetto a quelle di un mondo i cui confini vanno dilatandosi sempre di più.