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È necessario lavorare sul quadro normativo

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Condivido molto l’editoriale del Presidente Buia, in quanto parlare di urbanistica e di riqualificazione urbana non può prescindere sempre di più dall’affrontare la tematica del riutilizzo dell’esistente.

Tale esigenza è dettata dal fatto che il mercato immobiliare si è evoluto molto negli ultimi anni ed ha comportato un’attenzione crescente non solo al prodotto (residenza o uffici) ma al contesto di riferimento, alla qualità di spazi urbani, al mix virtuoso di diverse destinazioni, alla dotazione di servizi complementari, quali trasporti, strutture pubbliche, infrastrutture in generale. E la ragione è da ascriversi al cambiamento dei costumi e delle abitudini di vita: con la mobilità familiare e l’evoluzione delle dinamiche aziendali, sia la casa che l’ufficio sono sempre di più visti come un prodotto “plug & play”, da utilizzare e da godere nel più breve tempo possibile.

A fronte di questo, i progetti di riqualificazione urbana di qualità restano un elemento molto attrattivo nella percezione di investitori italiani ed esteri (si pensi ad esempio alle opportunità immobiliari derivanti dai distressed asset dei crediti deteriorati delle banche). Purtroppo però il rischio associato a tali iniziative rimane alto, spesse volte non compatibile con i rendimenti e gli orizzonti temporali di exit di molti investitori.

E’ quindi necessario a mio avviso lavorare su due fronti: il primo è quello normativo, sia nazionale che locale , che abbisogna di una evoluzione importante (la legge urbanistica è del 1942) al fine di comprimere i tempi di istruttoria con strumenti agevolativi, quali ad esempio la riduzione degli oneri di urbanizzazione relativi al riuso dell’esistente rispetto alla nuova edificazione. In più, se si parla di riuso in Italia non si può non pensare ad una revisione del Codice Urbani (D.Lgs 42/04) al fine di contenere, restringere o mitigare i vincoli storico artistici, spesso immotivati e preclusivi per la sostenibilità di una qualsiasi riqualificazione.

Altro fronte è quello di riattivare e perseguire una direttrice evolutiva per l’economia di molte città italiane , soprattutto i centri secondari lontani da Roma, Milano, Firenze e Venezia, al fine di creare un indotto che permetta di trainare la crescita contestuale del mercato immobiliare locale, incentivando quindi l’attivazione di ulteriori economie.

Si va infatti, a livello macroeconomico, sempre più verso una competitività tra città metropolitane europee, che spesso travalica le logiche nazionali, e tale elemento è indispensabile per individuare uno sviluppo sostenibile di lungo termine di cui beneficerebbe non solo il settore immobiliare.