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Oltre il degrado

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Napoli, la terza città di Italia per numero di abitanti dopo Roma e Milano. Un milione di persone che diventano tre nell’area metropolitana, sei nella regione Campania, anch’essa al terzo posto dopo Lazio e Lombardia.

Le grandi città, in Europa come in Italia, sono ormai diventate teatro naturale di flussi, interscambi e mobilità di merci, economie, informazioni e servizi che implicano una redistribuzione di risorse materiali ed immateriali, di diritti e privilegi connessi ai mutamenti sociali, economici ed ambientali in atto. Ai nuovi modi di vivere, lavorare, abitare, studiare, soggiornare, comunicare. Ai nuovi paradigmi: trasparenza, accessibilità, semplificazione, smaterializzazione, gratuità; condivisione, collaborazione, connessione, co-gestione; flessibilità.

Come le città campane, Napoli per prima, rispondono a tali nuove istanze? Quale il ruolo dei loro edifici- simbolo, oggi non più funzionali all’utilizzo per cui sono stati costruiti eppure ancora parte di un patrimonio di cultura materiale radicato nei ricordi dei suoi abitanti, gli stessi che oggi manifestano la necessità di spazi e servizi attualizzati?

La campagna #Bloccadegrado lanciata dall’ANCE in questi mesi denuncia lo stato di incuria e abbandono in cui versano gran parte delle infrastrutture, dei centri urbani, degli edifici, delle scuole e degli spazi verdi del nostro Paese, con pesanti ripercussioni sulla qualità della vita urbana.

Quale il destino degli “ex” di Napoli e provincia? Ex complessi industriali, ex ospedali, ex alloggi popolari, ex mercati, ex complessi sportivi. E degli antichi palazzi nobiliari dei nostri centri storici?