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Recuperare e ri-costruire i beni comuni

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Pochi mesi fa, a Salerno, si è svolto su iniziativa dell’ANCE AIES, un importante convegno sulla revisione della legge urbanistica regionale, nel cui ambito è emerso, con chiarezza, come oggi alla base della pianificazione vi siano nuovi paradigmi: zero consumo di suolo, riqualificazione urbana, recupero edilizio. 

L’attenzione al recupero del patrimonio immobiliare pubblico risulta, dunque, un tema certamente in linea con i più recenti orientamenti, che indirizzano gli interventi sulle città e, soprattutto, coerente con le istanze ambientali e sociali più urgenti.

La presenza di immobili in disuso e spesso fatiscenti è senz’altro un fattore di degrado e di rischio, a volte, nel cuore di tessuti urbani abitati e vissuti.

La difficoltà, da parte delle amministrazioni pubbliche, di reperire le risorse economiche necessarie per il recupero e le criticità di bilancio hanno spesso spinto alla “generalizzata dismissione” del patrimonio immobiliare pubblico, come citato da Bruno Discepolo nel suo articolo “Il destino del patrimonio immobiliare pubblico”. La “dismissione” è, pur sempre, un impoverimento per le istituzioni pubbliche detentrici di tali beni, e non solo, trattandosi di operazioni, che se da un lato consentono di ripianare i conti pubblici, dall’altro privano la collettività della fruizione di beni, per effetto della loro privatizzazione.

Da qui, l’importanza fondamentale della ricerca di sinergie tra amministrazioni ed enti pubblici e settore privato per la valorizzazione degli edifici pubblici.

Tuttavia, per affrontare in modo virtuoso una iniziativa dei recupero di un immobile pubblico, non si può pensare ad un approccio meramente “fisico” e focalizzato sul singolo bene. Qualunque iniziativa che punti alla valorizzazione di un bene immobile deve caratterizzarsi come un vero e proprio processo.

Una prima fase è quella del rilevamento degli edifici dismessi e/o in disuso. Fondamentale è la conoscenza, per poter orientare in modo mirato e strategico gli investimenti. Una visione unitaria e su ampia scala risulta importante, soprattutto, se si pensa alla valorizzazione degli edifici mediante funzioni di interesse generale. 

Una volta creata la mappatura dei beni pubblici degradati e/o abbandonati, è possibile ragionare sulla loro rifunzionalizzazione, e, a tal fine, è necessario attivare il confronto con tutte le forze sociali presenti sul territorio, che potrebbero essere direttamente e indirettamente interessare dagli interventi. È fondamentale l’ascolto, che sebbene venga ancora considerato un male necessario, laddove imposto da legge, costituisce, senz’altro, il fattore principale di successo delle iniziative di recupero e rivitalizzazione. In tale direzione vanno anche i patti di collaborazione, strumento di cooperazione, sempre più diffuso, in molte realtà italiane, soprattutto del nord. Dunque, l’attenzione va posta non solo al “contenitore” e al suo recupero materiale, ma anche ai potenziali e futuri fruitori, alle attività immateriali che vi si svolgeranno e daranno “significato” e, soprattutto, alla sperimentazione di nuovi modelli di riutilizzo e di gestione.

Una volta delineato il quadro generale dei beni in disuso e dei nuovi possibili usi si può procedere con l’elaborazione dei progetti, affinché i fattori di criticità rilevati diventino risorse per la collettività e, dunque, beni comuni. 

Un immobile pubblico dismesso non è solo uno spazio da recuperare, ma è un “luogo” da rivivere, di cui “riappropriarsi”.

In tale processo, il ruolo dei costruttori è di rispondere alle istanze della collettività con soluzioni innovative, che garantiscano la sicurezza dai rischi strutturali e sismici, l’efficientamento energetico, la salubrità, l’abbattimento delle barriere architettoniche negli immobili recuperati.

A Salerno si sta sviluppando un progetto europeo denominato CLIC - Circular models Leveraging Investments in Cultural Heritage adaptive re-use, nell’ambito del programma Horizon 2020, promosso dal Comune di Salerno e dal CNR, che vede la partecipazione dell’ANCE AIES e che prefigura un interessante percorso di valorizzazione del patrimonio culturale nella logica dell’economia circolare.

E “beni comuni” non sono soltanto gli immobili ma anche gli spazi pubblici aperti, siano essi “vuoti” da qualificare o aree verdi.

Anche qui, la sfida che in molte città europee ed italiane si sta affrontando, già da tempo, generando soluzioni estremamente innovative e significative per le comunità locali è quella di recuperare per la socialità spazi, consistenti in semplici vuoti nei densi tessuti edificati o aree di verde incolto, che nelle esperienze più riuscite diventano luoghi di vita, per l’aggregazione, lo sport, l’inclusione.

L’ANCE AIES sta sviluppando un progetto sulla riqualificazione delle aree verdi nel comune di Salerno, che a partire dalla lettura delle zone di verde e dei vuoti urbani sta sviluppando un’ipotesi di ridisegno complessivo. Lo scopo è superare la frammentazione, mediante la creazione di infrastrutture verdi, rafforzando la rete ecologica locale ed introducendo nuovi servizi eco sistemici (da intendersi anche come nuovi standard).

La valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e degli spazi pubblici aperti rappresenta un’opportunità irrinunciabile per la sperimentazione di nuovi modelli di trasformazione e di riuso, per incrementare l’offerta di servizi collettivi, per creare possibilità occupazionali … in estrema sintesi, per recuperare e ri-costruire “beni comuni”.