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Siamo realisti: meno turisti, più affitti… magari in regola

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La pandemia non è affatto alle spalle. Ragionare sul post-Covid è fuorviante. La crisi è appena iniziata; lo scenario è incerto eccetto che la pandemia promette di funzionare da regolatore socioeconomico. La mobilità risulterà fortemente ridotta. Soprattutto quella di lunga percorrenza. Questo riduce il volume di affari e i margini di profitto del turismo. Ma ciò potrebbe riequilibrare le ingiustizie del mercato immobiliare.

Il proliferare di strutture short-term ha dato l’illusione di un trend di crescita costante. Attori privati sono intervenuti sistematicamente nel mercato attratti dalla rendita. Questa corsa all'oro ha coinvolto una molteplicità di attori che, presi complessivamente, designano una stratificazione complessa che va dalle fasce più abbienti della popolazione fino agli strati meno abbienti proprietari. Tuttavia, parliamo pur sempre dei 10 km2 del Centro storico. Tutto il resto della città non ha tratto beneficio dal turismo. Neanche dal suo indotto. Questo è un dato. E chi non rende esplicito il proprio strabismo che privilegia le rivendicazioni del centro rispetto a tutto il resto è in malafede.

Il turismo ha creato scarsità artificiale nel mercato degli affitti per uso abitativo. Molte case per i turisti sono state sottratte ai residenti anche se vuote. La scarsità ha consentito l’espansione del mercato nero e grigio degli affitti: contratti assenti, condizioni capestro, riduzione della durata degli accordi, ricatti sottobanco come la pratica di proporre di firmare contratti senza data, e registrazioni mancate o parziali presso l’Agenzia delle entrate.

AirB&B, dopo un massiccio programma di licenziamento, ha chiarito che nulla tornerà come prima. Questa consapevolezza si tradurrà in una ulteriore crisi del mercato immobiliare, come dopo il 2008, aumentata dalla difficoltà di accesso al credito per i mutui sulla casa.

Questo effetto domino premia chi, tra proprietari e inquilini, ha scelto la via formale della legalità e della stabilità: chi aveva contratti a breve termine o grigi, oggi si ritrova in condizioni di incertezza ulteriori; gli inquilini non possono giovare degli aiuti di stato e i proprietari si ritrovano con contratti in scadenza per immobili il cui valore di mercato si è abbattuto da un giorno all’altro e la cui disponibilità è ritardata da orientamenti giurisprudenziali che, in tempi di pandemia, favoriscono gli inquilini. Chi invece ha condizioni contrattuali degne, può attendere e valutare meglio gli effetti recessivi della pandemia.

Chissà se la paura del disastro totale è in grado di far capire che i contratti a nero, le zone grigie, le deleghe in bianco, sanciscono il rischio che la transitoria convenienza monetaria degli accordi informali produca una incalcolabile fragilità, che si traduce in problemi di gestione, angosce e spese legali che abbassano il livello complessivo della qualità della vita, per ambedue le parti contraenti. Inutile sperare nell’intervento regolatore dell’attore pubblico che, oggi come sempre, latita.