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Sopravvivere al Covid-19 / L'economia

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4 marzo 2020: il premier Conte annuncia la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Il coronavirus è arrivato in Italia e si sta diffondendo velocemente. Nei giorni successivi, a colpi di decreti e ordinanze, inizia nel nostro Paese il lockdown, la chiusura di tutte le attività produttive e sociali, tra lo sgomento di alcuni Paesi europei e l’ironia della Gran Bretagna, che si dichiara eventualmente pronta a vedere morire i propri cari. Pochi giorni dopo il covid19 arriva negli altri paesi europei e negli stati Uniti. E’ pandemia!

In Italia risuona da ogni dove un monito: restate a casa, con tanto di hashtag, il simbolo che nel linguaggio social contemporaneo serve ad enfatizzare i concetti.

Sgomento, paura e incertezza sono gli stati d’animo dominanti per il rischio di contagio, la paura della morte, l’incognita della durata e gli impatti sull’economia.

Si prova ad arginare i danni con una serie di provvedimenti nazionali che introducono ammortizzatori sociali provvisori, lavoro agile e liquidità alle imprese garantita dallo Stato. Nazionali perché l’Europa scricchiola e, dominata dai sovranismi dei paesi membri, non dimostra la solidarietà attesa rispetto ad un evento tanto straordinario quanto drammatico.

I più autorevoli osservatori economici, di settimana in settimana, provano a stimare il danno all’economia, il crollo del PIL. Confindustria prevede un crollo tra l'8,0% e il 10% al 2020, nell’ipotesi che la fase acuta dell’emergenza sanitaria termini a maggio. Il Fondo monetario internazionale stima una caduta del 9% del PIL italiano nel 2020; del 7% quello medio europeo.

Arrivano poi gli scenari Ance del settore delle costruzioni per il 2020. Apocalittici per un comparto già disastrato da oltre dieci anni di crisi. Uno scenario più benevolo (-10%) e uno più drammatico (-28%), a seconda del verificarsi di talune condizioni economiche.

I costruttori propongono un piano Marshall basato su risorse aggiuntive e procedure semplificate. L’edilizia è sempre stata la leva attivata nei periodi postbellici per la ricostruzione fisica. Oggi non c’è propriamente da ricostruire, ma c’è molto da ripensare. Lavoro, abitazione, mobilità, ambiente, scuola, sanità, contesti urbani sono i tanti argomenti da rivedere rispetto ad unico quesito. Come sarà questo imminente DOPO?!