Un miracolo nella Città metropolitana

Stazione si…Stazione no. Intanto c’è un’incompiuta che giunge a compimento. E in soli due anni. Nel Belpaese che pullula di scheletri abbandonati, di sogni deposti al suolo come marcite speranze, è un miracolo che vorrà pure dire qualcosa. E che questo miracolo di ‘normalità’ avvenga in una città dove si discute di Bagnoli, senza alcun costrutto, da circa ventidue anni, vorrà pure dire, a maggior ragione, qualcosa ancora. E varrà pure qualcosa ancora.

E poi c’è il valore estetico dell’opera: là dove scorgevi un paesaggio costellato da travi annerite dal tempo e dalla ruggine, ora ti imbatti in una fusoliera di luce bianca che si allunga sulla piana nell’onda sinuosa di precise geometrie architettoniche , che si incurva, in una torsione estrema, fino a piegare lo spazio e la materia sotto il peso della propria forza. Fino ad imprimere al paesaggio il sigillo della propria bellezza.

E’ anche questo la Stazione di Afragola. La Stazione di Zaha Hadid, capolavoro postumo ed assoluto dell’artista angloirachena, è, tra le grandi opere realizzate a Napoli negli ultimi decenni, forse la più significativa per impatto visivo e per innovazione linguistica . Opera che acquista maggior valore in quanto incide in un spazio urbano assediato allo stato dal disordine e dal degrado. Uno spazio, però, che può ancora essere preservato e valorizzato, che può essere ‘difeso’, se presidiato da un solido avamposto di arte e di razionalità urbana. Anche questo è un primato, anche questa è una conquista, credo non secondaria, da rivendicare.

Poi, certo, ci sono le criticità: le linee di collegamento ferroviario che sono in ritardo, prima tra tutte la Napoli-Bari (tenuta ferma per qualche anno, sarà bene ricordarlo ai detrattori smemorati, dall’amministrazione Caldoro, per l’insana idea di revocare il tracciato già precedentemente approvato per il nodo di Acerra) che avrebbe dovuto vedere la luce contestualmente alla Stazione e che comunque garantirà a regime il raccordo con tutta la rete su ferro regionale; le infrastrutture di collegamento viario da rafforzare (ma i primi interventi sono già partiti); i collegamenti bus da garantire (già attivati da domenica scorsa); la riqualificazione urbana dell’area intorno alla Stazione da definire (per la quale è già approvata da tempo una variante urbanistica e per la quale inoltre il Comune dispone di uno studio di prefattibilità messo a punto dalla Sedim, per la realizzazione di un parco dell’alimentazione, già inviato diversi mesi fa in Regione e per il quale siamo in attesa, ma non per l’eternità!, di una risposta).

Ma sullo sfondo di ogni discussione circa il senso e la funzionalità della Stazione di Afragola si pone un tema che comunque continua a non essere assunto nella sua centralità: il tema della città metropolitana. Qualsiasi valutazione si voglia esprimere essa non ha alcun senso fuori di questa cornice istituzionale. Che i più continuano ad ignorare. E che per nessuna altra città in Italia, più di Napoli, ritengo, sia necessaria ed improcrastinabile. Senza un governo unitario e policentrico del territorio metropolitano, senza un riordino della grande conurbazione che grava sul capoluogo, non può esserci speranza ne per l’hinterland né per la stessa città di Napoli. In quest’ottica, la Stazione è parte essenziale, è viatico, direi, di questo processo ancora tutto da costruire. E come tale non può essere che benvenuta!