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Una rivoluzione possibile

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Forse è troppo presto per affermare che siamo alla porte di un profondo cambiamento che riguarderà l’intero comparto delle costruzioni in Italia , ma se anche questa volta non prevarranno antichi e consolidatati vizi del nostro Paese, di conservatorismo prima ideologico e poi operativo, o di difesa di rendite di posizione – che, peraltro, non si riescono nemmeno più ad intravedere, dopo un decennio e oltre di crisi strutturale del settore – allora sarà davvero possibile inaugurare una nuova stagione, all’insegna di rinnovati paradigmi culturali, in campo urbanistico, e di diffuse buone pratiche, in quello edilizio.

È la rivoluzione che si annuncia in tema di rigenerazione urbana , con l’obiettivo di coniugare riduzione del consumo di suolo a politiche attive per il recupero, la riqualificazione e la valorizzazione del patrimonio esistente, sia quello pubblico che privato. Un’inversione di 180 gradi nel modo di guardare alle esigenze primarie dei nostri territori, a partire dalla messa in sicurezza di edifici e centri abitati, alla mitigazione del rischio idrogeologico, all’efficientamento energetico degli immobili. È nota la fragilità dell’Italia, la sua esposizione e vulnerabilità che deriva dalla stessa natura geologica, dalla sua morfologia e modalità in cui sono state costruite città e borghi, dalla vetustà e inadeguatezza di molte infrastrutture.

Occorre, dunque, mettere mano ad un grande programma nazionale di adeguamento e rifunzionalizzazione di buona parte del patrimonio edilizio , di risanamento e riqualificazione di ambienti e territori.

Le misure varate dal Governo, in particolare quelle che vanno sotto il nome di Casa sicura, sono oggi in grado, come mai in precedenza, di attivare interventi diffusi e significativi in questa direzione . In Campania, su poco di più di un milione di immobili, il 6 per cento è inutilizzato, di quelli residenziali (poco meno di novecentomila) oltre il 10 per cento è in condizioni manutentive pessime o mediocri ed è stato edificato prima del 1960, un altro 20 per cento prima del 1980, quando sono entrate in vigore le norme antisismiche di nuovo generazione.

C’è una domanda regionale potenziale di almeno duecentomila immobili da mettere in sicurezza e adeguare tecnologicamente, un mercato che vale molti miliardi di euro e una sfida di modernità da raccogliere . Speriamo che il 2018 sia l’anno buono per iniziare una nuova storia.