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ZES, Vito Grassi: non solo agevolazioni serve un reale modello di snellimento burocratico

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“Lavorare ad un modello reale di snellimento burocratico - dalle autorizzazioni per l’insediamento di capannoni industriali fino allo smaltimento dei reflui - e a nuovi modelli di partenariato pubblico-privato per la dotazione di infrastrutture e la loro manutenzione, a valere sugli oneri urbanistici o sulla leva fiscale” . E’ questa, secondo Vito Grassi, presidente dell’Unione degli Industriali di Napoli e di Confindustria Campania, la precondizione necessaria per “fare in modo che le Zone Economiche Speciali possano essere davvero quell’occasione di sviluppo tanto attesa per le imprese campane”. Le agevolazioni, insomma, per quanto competitive, “da sole non bastano se non sostenute da una semplificazione amministrativa e fiscale, da una burocrazia leggera ed efficiente e una buona dotazione di infrastrutture già in partenza”. Grassi ne parlerà domenica prossima, 16 settembre, all’Interporto di Nola, ospite di un convegno sulle prospettive di sviluppo delle Zes alla presenza, tra gli altri, del vicepremier Luigi Di Maio.

Un credito d’imposta per investimenti fino a 50 milioni di euro e tempi dimezzati per autorizzazioni e procedure: non crede che le Zes rappresenteranno per l’economia campana una vera e propria rivoluzione?

Le Zes saranno una formidabile occasione di sviluppo per la loro capacità di attrarre investimenti, favorire la crescita economica e la creazione di nuova occupazione, come dimostra del resto l’esperienza di molti Paesi che hanno già da tempo sperimentato “zone di vantaggio” per l’insediamento di nuove imprese. Attualmente, nel mondo si contano circa 2.700 Zone economiche speciali, vale a dire aree in cui, oltre ad agevolazioni fiscali, sono generalmente presenti misure di sostegno finanziario, infrastrutturale e logistico, oltre alla previsione di aspetti normativi e iter procedurali differenti da quelli in vigore nel resto del Paese. Ma tale occasione di sviluppo si potrà concretizzare solo a precise condizioni.

A quali condizioni?

Innanzitutto occorre lavorare a un modello reale di snellimento burocratico, ciascuno per le proprie competenze: dall’autorizzazione per l’insediamento dei capannoni industriali fino allo smaltimento dei reflui, ogni intervento deve prevedere regole chiare e tempi certi. Penso a una sperimentazione in scala reale da poter esportare poi in qualunque altra area, non necessariamente Zes. Un test che, in caso di successo, possa essere un modello realmente applicativo e replicabile a vantaggio di tutto il territorio nazionale. Le Zes potranno essere una vera occasione di sviluppo solo se sostenute da un forte snellimento amministrativo e fiscale e da una burocrazia leggera ed efficiente, uniti alla capacità di prevedere agevolazioni che siano realmente competitive.

Cosa intende per agevolazioni “competitive”?

Intendo che occorrerà fare tesoro dei limiti che hanno presentato altri strumenti di incentivazione nel passato, come la 488 (centrata su aree territoriali depresse), i contratti d’area e i patti territoriali che non hanno introdotto una maggiore rapidità nella spesa dei fondi. Determinante, in questo senso, sarà la formula dei contratti di programma, che coinvolgono grandi imprese e consorzi di Pmi in piena salute, in settori propulsivi, e con passaggi burocratici definiti ex ante e risolti attraverso accordi preliminari tra gli enti pubblici interessati, nazionali e territoriali.

A quale modello di free zone dovrebbe ispirarsi la Campania per raggiungere questi obiettivi?
Ci sono esempi virtuosi in un contesto di free zone, come Dubai, Honk Kong, Shenzen e Singapore, che hanno dimostrato come una burocrazia ridotta all’osso, accompagnata a una riduzione della pressione fiscale, sia capace di attirare investitori da ogni parte del mondo. In questa prospettiva, la location del dibattito di domenica prossima è un’ottima scelta per tutto quello che potrà generare. Il distretto di Nola, il Cis e l’Interporto sono, infatti, già tra le più infrastrutturate e interconnesse aree di Napoli e Provincia, e qualunque proposta, idea o progetto si voglia mettere in cantiere ha molte più possibilità di essere immediatamente realizzabile, a tutto vantaggio dell’attrazione per potenziali investitori.

A queste condizioni – agevolazioni più snellimento burocratico – quale potrebbe essere l’impatto delle Zes sullo sviluppo e l’occupazione regionale?

Per capire la reale portata che potrà avere per noi l’istituzione delle Zone economiche speciali basta guardare agli esempi più vicini al posizionamento del Mezzogiorno negli equilibri degli scambi via mare. Il porto di Tangeri, in Marocco, ha visto nascere 60mila posti di lavoro ed esportazioni per oltre 2,6 miliardi di euro. La zona franca di Barcellona ospita circa cento imprese e conta 6mila occupati. Così i porti di altre aree del mondo: in Irlanda la Shannon Free Zone i registra un impatto economico considerevole: il rapporto tra sterline spese dal settore pubblico in infrastrutture e incentivi e di 1 a 22 dopo i primi 5 anni. A Panama, dove sono presenti 2.600 imprese dedite a commercio e servizi, c’è un interscambio di 21,6 miliardi di dollari, di cui 11,4 miliardi in export.

Una volta operative le Zone speciali, sarà poi necessario far conoscere alle imprese i vantaggi di investire o espandere la propria attività. Come si muoverà in questo senso l’Unione degli Industriali di Napoli?

Nella governance della Zes campana è fortunatamente presente una nostra rappresentanza, anche se non di nomina diretta ma merito della sensibilità dimostrata dalla Regione Campania, e anche attraverso questo importante tramite cercheremo di sviluppare strategie volte a sensibilizzare le imprese sulle opportunità presenti nella Zona speciale. Naturalmente, a livello associativo, regionale e provinciale, non mancheranno momenti di approfondimento e iniziative specifiche per ottimizzare questa chance di sviluppo, non appena i suoi vantaggi saranno concretamente fruibili dalle imprese. La Zes potrà essere un ottimo banco di prova per il partenariato pubblico-privato che promuoviamo da tempo e che le misure di semplificazione burocratica inserite nella legge potranno agevolmente testare.