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Erri De Luca: «Spero in un sindaco che voglia bene alla città». Lorenzo Marone: «Passione e competenza per ripartire dai servizi essenziali»

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Napoletano ramingo classe 1950, Erri De Luca ha sempre vissuto una vita «fuori». Fuori dai confini, fuori dagli schemi, fuori dalle istituzioni. Si è diplomato al liceo Umberto, ma poco dopo aver varcato la soglia della maggiore età, nell'anno di grazia 1968, si è trasferito a Roma, dove ha aderito al gruppo extraparlamentare Lotta Continua. Per vent'anni, poi, prima di vivere di scrittura (il suo primo romanzo "Non ora, non qui", fu pubblicato nel1989, quasi a quarant'anni), ha fatto l'operaio qualificato, il camionista, il magazziniere e il muratore.

Lorenzo Marone, invece, è un napoletano quarantasettenne più o meno stanziale, e l'aria delle istituzioni locali l'ha respirata che era adolescente, mentre la sua coscienza civile si stava formando. Suo padre Riccardo, avvocato, fu infatti al fianco di Antonio Bassolino nei primi anni '90 prima da assessore e in seguito da vicesindaco. Lorenzo pubblicava il suo primo libro, "La tentazione di essere felici", nel 2015, mentre Erri De Luca veniva prosciolto con formula piena dall'accusa di istigazione a delinquere per le posizioni espresse in favore del movimento No Tav contro la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione Tav in Val di Susa. Con il suo romanzo d'esordio, pubblicato in Italia in 18 edizioni, Marone ha vinto il Premio Stresa e ha ispirato un film, "La tenerezza", diretto da Gianni Amelio. Separati dal tempo e dallo spazio, i due scrittori hanno storie diverse da raccontare e hanno raccontato storie diverse. Così come inevitabilmente diverse sono le loro visioni sulla città che li ha visti venire al mondo.

Napoli ha scoperto i turisti, i turisti hanno scoperto Napoli. La sfida, adesso, al netto del virus, è uscire dalla gabbia del folklore per proiettare la città verso uno sviluppo sistemico. Come si fa questo salto di qualità?

De Luca: «Non ho competenza per rispondere e, personalmente, evito di fare turismo. Napoli è stata a lungo stazione di smistamento per altre località come Pompei, le isole, la Costiera amalfitana. Lentamente, però, ha cominciato a trattenere i passanti. Lentamente Napoli ha rivelato i suoi tesori. Ha così attirato visitatori attenti, più ammiratori che turisti. Osservo queste presenze e immagino che proseguiranno».

Marone: «Napoli bisognerebbe cominciare a venderla diversamente. Giro molto per l'Italia e posso dire che la concezione che in altre regioni hanno della nostra città non è cambiata: il pregiudizio resta, tanta gente usa Napoli solo come luogo di passaggio per andare a Pompei, in Costiera o sulle isole. Così, le vere bellezze di questa città non le tocca quasi nessuno. Ma cambiare l'idea su Napoli non è cosa semplice. Occorre una politica seria che sostituisca il populismo. Oggi abbiamo un turismo che resta in superficie, che spesso non va in profondità. Servono competenza e visione lunga, mentre spesso non siamo capaci di puntare lo sguardo oltre l'orizzonte, a cominciare da chi ci governa. Questa pandemia ci ha fatto vedere che la politica ha lasciato all'ultimo posto i bambini e la scuola, così come ha totalmente disatteso gli accordi sul clima».

Nella Napoli che verrà sarà possibile trovare un punto di equilibrio tra il lavoro, lo sviluppo, il benessere da una parte e l'identità, la storia, la cultura dall'altra? Come si fa a scansare la minaccia della gentrificazione e della «aperitivizzazione»?

De Luca: «Sono fenomeni di costume comuni a molte altre località. Napoli però sa adattare le mode alla sua misura, sa trovare una sua interpretazione della modernità». 

Marone: «Ci vogliono idee, serietà, fondi. E un cambio di mentalità a tutti i livelli. Ci sono esempi di arretratezza e di volgarità deprimenti, ma è un modo di stare al mondo che non è solo dei napoletani. Napoli dovrebbe puntare sulle proprie forze, a cominciare dalla cultura. E dovrebbe migliorare i servizi essenziali per garantire una vivibilità della città».

Qual è il suo giudizio sulla qualità dei candidati in campo?

De Luca: «Napoli ha avuto bisogno di un sindaco magistrato, interprete di regole e legalità. Questo ha giovato alla sua immagine pubblica. Ora i napoletani hanno la possibilità e l'occasione di eleggere un uomo di cultura, ex rettore dell'università. È un rinnovo di immagine che corrisponde alla vocazione della città».

Marone: «Il mio voto va a sinistra. Del resto, come al solito, dall'altra parte non vedo grandi alternative. Posso solo augurarmi che si possa costruire una squadra con grande passione e competenza per ritrovare quell'entusiasmo che ci fu trent'anni fa col primo Bassolino. Io avevo vent'anni, ricordo che quando mio padre era assessore scendevo con lui la notte per andare a controllare a che punto erano i cantieri aperti in città. Fu un'epoca di grande entusiasmo».

Tra i grandi problemi insoluti c'è quello del decoro urbano, dal centro alle periferie: i palazzi fatiscenti, la grave carenza di bagni pubblici, il verde spesso agonizzante. Ha fiducia nel fatto che si possa cambiare passo?

De Luca: «Si tratta di necessari aggiornamenti alla portata di qualunque amministrazione, ma vanno accompagnati da un valore aggiunto: favorire un miglior senso civico, un sentimento di appartenenza ad una cittadinanza che faccia sentire la responsabilità di quell'appartenenza».

Marone: «Ad essere sincero, sono sfiduciato. Mi aspetto che la sinistra possa mettere al centro i temi che le sono propri: l'attenzione alle periferie, agli ultimi, al degrado di alcuni quartieri, alla dispersione scolastica, al welfare. Il problema, però, è che queste cose non bisogna solo annunciarle. Bisogna farle veramente, senza farsi invischiare dalle storture del quotidiano. Sogno una politica di alto respiro che sappia andare oltre le beghe di condominio».

Dal decoro urbano e dalla coesione sociale derivano anche i temi della legalità e della sicurezza. Per includere nel progetto di una città i disoccupati, le famiglie monoreddito, i lavoratori senza tutele, gli immigrati, i senza fissa dimora, avvicinando ciò che il censo divide, sarebbe utile un trasporto pubblico degno di una città europea.

De Luca: «Un efficiente trasporto pubblico è un passaggio obbligato delle città future, uno strumenti indispensabile per ridurre la dipendenza dal trasporto privato».

Marone: «Il trasporto pubblico a Napoli è una delle più grandi vergogne. È il primo punto sul quale intervenire. Per definirsi civile, una città deve avere un sistema di trasporto adeguato. È finito il tempo di bearsi della bellezza delle stazioni della metro. Adesso servono più treni, più corse, più bus. Serve una programmazione. I privati? Se il pubblico non ha la forza economica, ben vengano. Attenzione, però, a dare tutto in mano ai privati. Abbiamo visto quello che è successo in Lombardia e non solo con la sanità. Se non si investe sui servizi pubblici, il confine tra chi ha di più e chi ha di meno diventa sempre più marcato. Ma è inutile illudersi: ci vuole la mano tesa della politica nazionale. Se si lascia che chi è senza Stato resti senza lavoro, senza spazi per i bambini e i ragazzi, se si cresce nel degrado e nella bruttezza, si assimila la bruttezza e si impara a non dare più valore alla bellezza. E in molti casi si finisce nell'unico binario disponibile, quello della malavita e dell'illegalità».

Dovendo citare un successo e un fallimento dell'amministrazione uscente, che cosa le viene in mente?
De Luca: «Mi limito a dire che De Magistris ha lasciato a bocca asciutta la man bassa sul denaro e sulla spesa pubblica».

Marone: «Il merito è sicuramente il turismo, con il lungomare che è diventato un simbolo come lo fu piazza Plebiscito per Bassolino. L'insuccesso consiste nel non essere riuscito a cambiare profondamente certe cose. Insomma, si è spazzata un po' la polvere sotto il tappeto. Un altro grande limite è stato quello di aver tralasciato le periferie e i quartieri più degradati. A questo si associa un'incapacità ad ascoltare i bisogni della gente da parte di un'amministrazione che si è chiusa in sé stessa».

Quali sono le prime tre cose che chiederebbe al nuovo sindaco?

De Luca: «Ne chiederei una sola: di dimostrare di voler bene alla città. Non sento nessuna autorità dichiarare questo sentimento per il proprio Paese o per la propria città. Non lo dichiarano perché non lo provano. Il mio auspicio è quello di avere personalità pubbliche che lo affermino e lo dimostrino».
Marone: «Oltre il trasporto pubblico, che come ho detto è una priorità, vorrei che i bambini non fossero costretti a giocare su un marciapiede e che venisse rimessa al centro la cultura in una città che è stata la capitale culturale d'Europa. Bisognerebbe portare a Napoli grandi spettacoli teatrali internazionali e grandi star della musica. Questo si fa anche inventando nuovi spazi espositivi e per la musica. Sono anni che Napoli non ospita un grande concerto, e si sa che iniziative di questo tipo attivano un meccanismo virtuoso a tutto tondo. Siamo una metropoli, ma non abbiamo i servizi culturali e l'offerta culturale di una metropoli. D'altra parte, vanno sostenuti i piccoli che cercano di fare qualcosa. Non solo con il famoso patrocinio, che non serve a niente, ma con un aiuto concreto».