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Zes in Europa: il caso Polonia

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Zes è una sigla che sta per Zona Economica Speciale, una delle misure introdotte dal D.L. 91/2017, per favorire, con agevolazioni fiscali e semplificazioni burocratiche, un afflusso di risorse verso aree di cui incoraggiare lo sviluppo economico.

Sviluppo economico legato alle attività produttive, provenienti dall’esterno dell’area e da insediare, o già presenti sul territorio ma da consolidare ed espandere.

Questo strumento, che la Regione Campania propone per il nostro territorio e di cui ha recentemente approvato il Piano Strategico, è già ampiamente utilizzato con risultati particolarmente incoraggianti.

Secondo alcune stime, infatti, nel mondo esistono circa 2700 Zes distribuite in aree molto diverse tra loro per collocazione geografica, assetto politico e modello economico.

In Europa, il caso probabilmente più noto è quello della Polonia che vanta 14 Zes i cui effetti positivi si sono riverberati non solo all’interno delle aree sottoposte al regime economico speciale, ma sull’intera economia del paese generando un effetto propulsivo che tende a prolungarsi e a creare condizioni economiche migliori e più stabili.

Istituite da una legge del 1994, le 14 Zes polacche occupano una superficie complessiva di circa 15.000 ettari. Gli imprenditori che insediano le loro attività nell’ambito delle Zes possono usufruire di benefici pubblici e di agevolazioni fiscali.

Nel dettaglio, la misura più efficace per la crescita delle Zes polacche sembra essere stata la income tax exemption, una riduzione fiscale che varia da un minimo del 25% ad un massimo del 55% delle imposte in funzione di numerosi parametri.

Citiamo quelli più significativi: crescita dell’occupazione, disponibilità ad investire nell’innovazione tecnologica, area d’insediamento dell’attività produttiva, promozione delle esportazioni.

Il regime economico speciale delle Zes polacche, secondo la legge istitutiva sarebbe dovuto cessare nel 2020, ma le notevoli ricadute economiche hanno spinto il governo a varare una proroga che prolungherà i benefici al 2026.

Katowice, città già baricentro di un’importante area industriale, quella dell’Alta Slesia, è il fulcro della Zona Speciale, che in Polonia ha ottenuto le migliori performances secondo gli indicatori economici.

La Zes di Katowice comprende 45 comuni comuni distribuiti nei voivodati - distretti amministrativi assimilabili all’incirca alle nostre province - di Slesia, Opole e Piccola Polonia.

A partire dalla sua istituzione, più di 200 aziende, polacche e provenienti dall’estero, hanno investito in quest’area determinando un aumento dei posti di lavoro pari a 60.000 unità grazie all’investimento di 24 miliardi zloty che corrispondono a circa 5 miliardi e mezzo di euro.

Un volano economico che ha tratto rinnovata energia dall’impulso della proroga che ha incoraggiato la programmazione di un piano di ammodernamento delle infrastrutture per consolidare il funzionamento delle attività esistenti e promuovere l’insediamento di ulteriori attività.

L’incremento della ricchezza e l’aumento dell’occupazione hanno spinto le autorità locali ad offrire ulteriori supporti a favore dell’imprenditoria favorita da affitti calmierati e snellimento delle procedure burocratiche in una sorta di sana competizione territoriale.

I benefici pubblici non si limitano solo alle esenzioni fiscali ma si estendono a contributi statali che vengono concessi a partire da una soglia d’investimento pari a 100.000 euro e contemplano varie forme di agevolazione tra cui l’ acquisizione di beni materiali e lo sviluppo e modernizzazione delle strutture esistenti.

Il caso Polonia si pone, per la sua efficacia, come un modello, almeno nelle linee generali in considerazione, naturalmente, della profonda diversità dei contesti territoriali.

Sarebbe, tuttavia, significativo se nel nostro territorio regionale, uno strumento in qualche modo straordinario ma non puramente assistenziale riuscisse a creare un tessuto produttivo solido e stabile in grado di crescere e contribuire ad un vero progresso sociale e civile.