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Per un upcycling del patrimonio immobiliare pubblico

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Da un lato un cospicuo numero di immobili pubblici vetusti, progettati e costruiti per assolvere a funzioni non più necessarie, eterogenei per dimensione, tipologia edilizia, collocazione nella maglia urbana, storia urbanistica. Dall’altro la necessità per gli enti locali e nazionali di far quadrare i conti, per cittadini e city user di usufruire di spazi lavorativi, ricreativi e sociali in linea con il vivere contemporaneo.

In tal senso valorizzare, piuttosto che svendere o dismettere, sembra la locuzione più adatta ad indicare l’occasione, per le istituzioni pubbliche, di dare nuova vita ad edifici e complessi idonei a tale operazione,  abbattendo sensibilmente oneri e costi di manutenzione e coniugando le esigenze di cassa e di bilancio con quelle della tutela e della fruizione pubblica del patrimonio attraverso la promozione di investimenti strategici in grado di migliorare la competitività dei territori in termini di offerta di servizi e funzioni per i cittadini attraverso la trasformazione di contenitori vuoti e/o sottoutilizzati in attrattori culturali, economici, sociali. Una sorta di upcycling applicato al patrimonio pubblico esistente e non più in uso, a costo zero e senza consumo di suolo, capace di produrre un aumento di valore materiale e immateriale per il contesto locale.

Come valorizzare, dunque, il patrimonio immobiliare pubblico evitando la mera monetizzazione e stimolando invece la crescita qualitativa dei territori? Quali gli strumenti e le procedure per la gestione di processi complessi di trasformazione edilizia e urbana che richiedono accurati censimenti, analisi di scenari, ricorso a risorse professionali specializzate, previsioni certe delle opportunità di investimento?