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Caserta: pianificazione concertata e partenariato pubblico-privato per le periferie del capoluogo

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La Periferia, una volta il confine oggi forse anche centro delle nostre città.

Colgo l’occasione offerta da Nagorà per rivolgere, oggi più che mai, l'attenzione a tutte quelle aree che, a prescindere dalla loro collocazione fisica, sono diventate, purtroppo, periferia sociale delle città. Mi riferisco in particolare, oltre che alle periferie propriamente dette, ai centri storici di diverse città della nostra regione, una volta salotti urbani, oggi aree sempre più degradate, soggette ad un irreversibile abbandono. Le ragioni di tale decadenza sociale possono essere individuate in un unico fattore comune, ovvero nell’assenza, ultradecennale e non più tollerabile, di strumenti di pianificazione urbanistica, che ha determinato un sostanziale immobilismo nell’attuare concrete iniziative di recupero degli ambiti degradati, oggi avviate solo attraverso iniziative spot e senza una vera e propria attività partecipata e coordinata dei diversi stakeholder.

Dopo questa doverosa premessa, vorrei soffermarmi sugli strumenti e sulle metodologie urbanistiche, ovvero sul sistema di regole di cui si denuncia l’assenza e dei quali è necessario dotarsi per consentire l’auspicato recupero dei contesti degradati. I centri storici di molte città campane abbisognano, prioritariamente, di idonei strumenti urbanistici che consentano la valorizzazione del contesto urbano anche attraverso processi di rigenerazione premianti che incentivino l’iniziativa economica anziché distoglierla. Inoltre, le periferie necessitano della promozione di processi di pianificazione partecipata bottom-up, che vedano coinvolti il più possibile i diversi stakeholder mirando all’implementazione dei progetti di rigenerazione urbanistica e sociale.

Vale la pena segnalare un esempio virtuoso di processo di rigenerazione urbana di periferia che interessa la città di Caserta. Parlo del “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia”, a valere sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione – FSC, oggetto di una convenzione tra Comune di Caserta e Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Comune risulta aggiudicatario di un finanziamento, per il suddetto programma, di circa 18 milioni di euro, per la riqualificazione di aree degradate delle sue frazioni. Il programma complessivo prevede, inoltre, un cofinanziamento privato per ulteriori 9 milioni di euro.

L’obiettivo degli interventi presentati per Caserta riguarda il recupero della dignità e dell’identità espressiva dei luoghi, la coesione sociale, l’attrattività turistica ed il rilancio economico-sociale delle zone degradate. Le azioni proposte sono mirate alla ristrutturazione di strutture pubbliche esistenti - comprese quelle destinate ad edilizia residenziale sociale – e di spazi liberi, il completamento di impianti sportivi, la riqualificazione di aree verdi per lo svago, la didattica e la valorizzazione paesaggistica, la riqualificazione dei tracciati viari storici e la valorizzazione di aree e strutture esistenti per il potenziamento dei servizi e della rete viaria.

Nonostante le difficoltà burocratiche e procedimentali, questo importante programma di investimenti dovrebbe vedere a breve l’avvio della fase esecutiva. In questo mese tre gare d'appalto risultano aggiudicate per un importo complessivo di circa 5 milioni di euro: i lavori per la realizzazione di spazi pubblici, orti tematici e riqualificazione dei tracciati viari nella frazione di Santa Barbara (1,1 milioni di euro), gli interventi per la realizzazione di un parcheggio in piazza Suppa e di una struttura sportiva nel centro parrocchiale di Tuoro (2,2 milioni di euro), i lavori per la riqualificazione degli assi viari storici del borgo di Puccianiello (1,7 milioni di euro).

Aggiungo infine che l’Agenzia Campana per l’Edilizia Residenziale ha avviato un percorso di definizione di protocolli d’intesa da attivare con alcuni Comuni della Regione in cui vi sia la presenza di edifici di edilizia residenziale sovvenzionata. Tali protocolli prevederanno il coinvolgimento delle istituzioni del territorio (es. Parti Sociali, Università, ecc.) per addivenire alla tanto auspicata pianificazione concertata, di cui forse troppo spesso si parla senza realmente attuarla.