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Il “rammendo” per ripensare la città di domani

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“Nelle periferie, che sono la parte più fragile del nostro Paese, ci sono delle perle. Nonostante tutto ci sono. Spesso sono nascoste sul fondo, bisogna scovarle, lucidarle e aiutarle a crescere. Non è vero che le periferie sono sempre brutte e desolate, c’è bellezza, ci sono cuore ed energia”. Renzo Piano

Parlare di città vuol dire confrontarsi sempre con una dimensione ad altissima complessità che deve intrecciare in maniera indissolubile le tre componenti che Edoardo Salzano amava definire come “le tre facce dell’urbano”: Urbs, Civitas, Polis.

Semplificare è quindi sempre molto difficile; occuparsi della città solo sul versante della sua architettura, solo su quello della società che la abita o solo su quello della politica non è possibile in quanto - sempre citando Salzano - sarebbe “causa di necessari fallimenti e non condurrebbe a nessun risultato positivo”.

Con estrema consapevolezza di questa enorme  complessità e con l’obiettivo di avviare negli anni sperimentazioni progettuali concrete in tutto il Paese sui numerosi temi irrisolti che la città (di oggi e di domani) presenta, nasce il gruppo RenzoPianoG124.

G124 è il codice che identifica la stanza di Palazzo  Giustiniani al Senato assegnata all’Architetto e Senatore a vita Renzo Piano e che ha dato il nome al gruppo  operativo di lavoro che il Senatore ha costituito coinvolgendo, dal 2013 ad oggi, decine di giovani architetti (tutti sotto i 35 anni e retribuiti con il suo stipendio di parlamentare) che, coordinati da grandi professionisti attivi nel campo dell’architettura e con il supporto di un team multidisciplinare composto da urbanisti, sociologi, antropologi, economisti, psicologi, nonché agli Atenei che hanno sede nelle città oggetto degli interventi, hanno avuto il compito di produrre progetti concreti di rigenerazione urbana in ambiti e su temi specifici di intervento in diversi casi sparsi per le periferie di tutto il territorio nazionale.

Roma, Catania, Torino, Milano, Marghera, Padova, Siracusa, Sora, a cui si aggiungeranno Bologna e Palermo nel 2020, sono le città in cui G124 ha sperimentato (e continua a sperimentare) in questi anni il cosiddetto “rammendo”: un approccio fondato sull’idea che tanti piccoli micro-interventi mirati, progettati in maniera condivisa con i cittadini per rispondere concretamente ai loro bisogni e desideri reali, possano realmente “ricucire gli strappi”  della città, trasformando cosi anche le periferie più degradate in lembi vivibili di città.

Sperimentazioni concrete, come nel caso del quartiere di Librino, a Catania, al quale ho preso parte in prima persona, insieme con la collega Roberta Pastore, nel 2014, primo anno del progetto G124.

Dove i bambini giocano tra le macerie di un teatro abbandonato, dove sono assenti luoghi di socializzazione nonché i servizi essenziali e dove la criminalità organizzata rappresenta a volte l’unica alternativa possibile per vivere, la bellezza inaspettata l’abbiamo trovata nella ricchezza di umanità di chi da anni opera instancabilmente nel quartiere con l’obiettivo di riportare la normalità in questi luoghi: un gruppo di ostinati volontari, “I Briganti Rugby di Librino”, che sottrae alla malavita organizzata i più piccoli, avviandoli al rugby all’interno dell’area sportiva occupata (o meglio “liberata”) di San Teodoro, ed ancora, una coraggiosa preside che cerca, con grande convinzione, di fare innovazione scolastica e sociale all’interno dell’Istituto Comprensivo V. Brancati.

Il progetto “Buone Azioni per Librino” è intervenuto in questo caso ricucendo reti e relazioni sia fisiche che sociali che si erano interrotte nel processo di costruzione di una struttura sportiva pubblica mai ultimata e per troppi anni abbandonata. Attraverso il ricorso all’osservazione partecipante, ai focus group, alle interviste, agli esercizi di co-design, che hanno coinvolto più attori sociali ed istituzionali, nell’arco di un anno è stato possibile ricomporre aspettative, bisogni, paure di quanti vivono questa porzione del quartiere e nutrono ancora speranze di riqualificazione dell’area all’insegna di una fruizione aperta e regolamentata di spazi per lo sport, per il gioco e per l’agricoltura sociale.       

Il progetto si struttura in una serie di azioni, semplici, legate a bisogni specifici espressi dalla comunità insediata nell'area: la realizzazione di un parco giochi per bambini, di un piccolo pergolato temporaneo utile alla socializzazione e dei primi orti sociali della città.

Poche azioni, concrete, che hanno saputo trasformare questa esperienza nata da un’occupazione di spazio pubblico in una buona pratica all’insegna della “legalità organizzata”, dove Urbs, Civitas e Polis, per un attimo, anche a Librino si sono sapute ritrovare, producendo bellezza e urbanità, costruendo città.