Sul porto responsabilità incrociate

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Il porto di Napoli vale circa 7.000 addetti ed ha potenzialità anche maggiori legate a posizione geografica (specie con l’incremento del movimento merci determinato dal recente allargamento del canale di Suez), spazi a disposizione, professionalità e tradizione presenti. Tuttavia progettualità e aspettative si innestano su di uno scenario al momento poco confortante. Si sconta, infatti, l’immobilismo determinato da oltre tre anni di commissariamento dell’Autorità Portuale: praticamente fermi i lavori di ristrutturazione della darsena di levante; quella, per intenderci, localizzata nella zona orientale che dovrebbe consentire al nostro scalo, una volta ultimata, di intercettare le navi portacontainer di nuova generazione attualmente impossibilitate ad ormeggiare a Napoli a causa delle dimensioni insufficienti delle attuali banchine riportando il porto al centro dei traffici marittimi mondiali; di conseguenza restituiti (e quindi persi) oltre 150 mln di fondi FESR stanziati per quel progetto perché non spesi. E’ pur vero che sono stati riallocati nel FESR 2014-2020 ma in questa maniera il cluster marittimo napoletano perderà due volte: una prima, non avendo utilizzato quelli restituiti nel 2015 ed una seconda perché i nuovi fondi ricevuti e da utilizzare entro il 2020 avrebbero potuto essere utilizzati per altri progetti. Inutile aprire processi: in oltre trent’anni di professione ho capito che la cosa più difficile a proposito del porto è capire “chi non ha fatto cosa”. E’ bene che tutti gli operatori facciano una severa autocritica: il governo, che rimanda da tre anni la nomina del presidente lasciando che logiche politiche di veti incrociati contro questo o quel personaggio abbiano il sopravvento sull’interesse della città e dei lavoratori; la regione che sarebbe utile sostenesse istanze della portualità napoletana così come sta facendo per quella salernitana; l’intera comunità portuale napoletana (e questa è un’autocritica forte e consapevole), troppo spesso non compatta, raramente disposta ad una presa di posizione forte verso le istituzioni assenti e del tutto incapace di guadagnarsi l’attenzione dell’opinione pubblica (e quindi delle istituzioni) attraverso un opportuno lavoro di comunicazione e divulgazione dell’importanza del porto nell’economia cittadina. E’ d’altra parte sotto gli occhi di tutti che a Napoli, diversamente da quanto accade in quasi tutte le città portuali del paese, il legame tra città e porto è flebile se non inesistente eccetto che per coloro che ci lavorano. Qualcosa si muove però, almeno tra gli operatori, e ne è testimonianza lo studio realizzato dall’Unione Industriali e Confcommercio con la collaborazione di tutti gli attori della filiera per fornire una visione generale del futuro del porto di Napoli attraverso i vari interventi da realizzare.

L’augurio è che le dichiarazioni di principio contenute nel PON Infrastrutture e Reti 2014-2020, di recente presentato proprio a Napoli, trovino concretezza con azioni efficaci e mirate alla crescita dello scalo. Cominciando proprio dalla tanto attesa nomina del presidente della Port Authority.