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Era la nuova Piazza di Fuorigrotta

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L’ origine è in uno dei Piani di Recupero che, sul finire degli anni ’70, la “Commissione per la programmazione edilizia dell’Università di Napoli” propose al Comune. Facilitava il rapporto fra la Facoltà di Ingegneria di Piazzale Tecchio con i Laboratori di Via Claudio e -scavalcando via Cintia, poi lambendo a ovest il Rione San Paolo- introduceva un inedito collegamento pedonale con i nuovi spazi didattici previsti nel complesso di Monte sant’Angelo. 

Negli anni ’80 si realizzò la nuova sede dell’Istituto Motori del CNR (edificio-manifesto del risparmio energetico e di attenzioni ambientali) il cui Atrio si collega idealmente con quello della Facoltà di Ingegneria. 

In occasione dei “Mondiali” del 1990 si determinarono le condizioni per “trasformare il piazzale in piazza”: il progetto, lanciato nell’incontro pubblico “Facciamo Piazza Pulita”, fu rapidamente realizzato dall’Italstat. L’attuale sottovia è solo un tratto di un più ampio programma teso a collegare l’uscita di Fuorigrotta della Tangenziale con via Leonardi Cattolica: dava anche accesso ad un grande parcheggio interrato (realizzato solo in parte, in parte peraltro interrato in fretta per non interferire con i “Mondiali”). Nella memoria degli obelischi del Settecento napoletano, la “Torre del Tempo e dei Fluidi”, la “Torre dell’Informazione” e la “Torre della Memoria” segnano i vertici della nuova piazza. La grande meridiana si poteva leggere nel disegno del pavimento; raggi laser legavano le tre Torri; un grande video wall per la pubblicità e il cinema in piazza; giochi d’acqua. Il piano economico rendeva possibili periodici eventi, manutenzione e gestione. 

“European Masters”, splendido volume edito a Barcellona, dette ampio spazio a questa realizzazione (peraltro in mostra nell’”Olimpiàda Cultural ‘92”), una rivista francese le dedicò un intero numero monografico tra l’altro con cinque vivaci proposte d’uso e d’intervento studiate da  artisti della comunicazione, diversi video, qualche volume e decine di riviste internazionali pubblicarono questo sorprendente “luogo di condensazione sociale” realizzato miracolosamente a Napoli. Però subito abbandonato, violentato, degradato. Nel 1991 il Consiglio Comunale non accettò la proposta di gestione e manutenzione dell’insieme avanzata da Italstat: si ripromise di lanciare una gara per migliorare l’offerta economica e densificare un già ampio programma di manifestazioni.

Nulla.

Da trent’anni in abbandono, questo spazio non è animato di giorno dagli studenti e dai visitatori della Mostra d’Oltremare, non ospita spettacoli serali, non è la “Porta Ovest” della città con ampi parcheggi di dissuasione, non è completato da nastri trasportatori in sottosuolo fra la Metropolitana-Campi Flegrei, la Cumana, la Linea 6, il parcheggio autobus coperto previsto in adiacenza allo Stadio. Prevale il degrado, l’incuria, la devastazione, anche l’incapacità di utilizzare quanto rimase disponibile forse un solo giorno, o una settimana, o poco più ….