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Il diritto alla città

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Un Assessorato ai Beni Comuni - il primo in Italia; una nuova categoria giuridica nello Statuto Comunale – “bene comune” per l’appunto; sei delibere per promuovere e regolare le forme d’uso dei beni pubblici per il prevalente interesse collettivo ed una per sperimentare azioni di valorizzazione ai fini sociali del patrimonio comunale.

Otto strutture - ex Asilo Filangieri, ex Convento delle Teresiane, ex Lido Pola, Villa Medusa, ex Monastero di Sant’Eframo Nuovo/ex OPG, ex Convento delle Cappuccinelle/ex Carcere Minorile Filangieri, ex Conservatorio Santa Maria della Fede, ex Scuola Schipa, individuate come beni destinati alla fruizione civica e collettiva, riconoscendo esperienze di partecipazione dal basso già in essere.

Quattro aree - zona baretti a Chiaia, via Aniello Falcone, piazza Bellini e Coroglio/Bagnoli - oggetto dell’ordinanza anti-movida del Sindaco da pochi giorni scaduta, che ha posto restrizioni temporanee all’esercizio dei locali notturni napoletani in attesa di una regolamentazione definitiva. Numerosi ricorsi al TAR da parte dei gestori dei locali e misure ancor più aspre richieste dal neonato Comitato per la Quiete Pubblica Napoletana e la Vivibilità Cittadina.

In cosa si traduce oggi il diritto alla città? Che ruolo giocano la società, le istituzioni e l’architettura? Come rispondere alle necessità di residenti, turisti, commercianti e fasce deboli in presenza di attività, usi e interessi, pubblici e privati, spesso contrapposti?
Qual è - infine - il confine tra legittimo e illegittimo, tra legale e illegale?