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Manutenzione programmata e monitoraggio, da costo a investimento

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Sono fragili le infrastrutture oppure è fragile il nostro sistema di manutenzione, gestione e monitoraggio?

Difficile accusare progettisti ed opere di oltre sessanta anni di età. Si perché le prime opere autostradali sono di metà degli anni cinquanta, e parliamo di opere straordinarie, di ardite travate in cemento armato, dei primi ponti in cemento armato precompresso, di stupendi ponti ad arco ed di altre meraviglie dell'epoca. Di straordinari progettisti di tutta Italia, come Adriano Galli, Riccardo Morandi, Pierluigi Nervi, Silvano Zorzi e tanti altri.

Vogliamo criticare questi capolavori? Utilizzati ancora oggi, quasi senza manutenzione ed adeguamento, come se potessimo ancora usare telefoni, televisori, lavatrici, automobili, aerei degli anni '50 e '60...

No, il problema non è questo. Il problema è che sono stati posti in secondo piano manutenzione e monitoraggio, come se fossero un investimento improduttivo. Che l'acciaio si corrode e quindi i ponti, più in generale le strutture in acciaio, vanno mantenute continuamente, che la protezione chimica offerta, nei riguardi della corrosione, dal calcestruzzo all'acciaio non è eterna, che all'interno delle guaine dei cavi precompressi post tesi possono annidarsi bolle d'aria che potrebbero comprometterne l'efficacia anche con rotture fragili ed improvvise, che le selle Gerber sono particolarmente delicate e dalla possibile rottura fragile, essendo intasate di armature e spesso poste in sezioni in cui senza adeguata manutenzione si annidano umidità e magari sali sciogli ghiaccio, ecc.., è noto da molti decenni, direi da 40 anni.

Senza un adeguata manutenzione nessuna struttura - anzi nessuna realizzazione di ingegneria - può avere durabilità infinita. Ed anche la rottamazione delle strutture va vista senza preconcetti, quando analisi costi-benefici lo suggeriscano.

E quante infrastrutture sono monitorate? Davvero poche. Anche qui l'ingegneria civile e strutturale ha fatto passi da gigante, da anni ci interessiamo di smart roads: il monitoraggio con sensori multifunzione, la  trasmissione e gestione dati - anche big data - e la elaborazione ed aggiornamento continuo dei modelli per verificare eventuali condizioni critiche, sono oramai a disposizione delle applicazioni, già adeguatamente sperimentate.

Tutto sta nell'accettare, nel mondo delle costruzioni e dei gestori, l'innovazione che la ricerca applicata in ingegneria strutturale mette a disposizione. Ed a vedere la manutenzione programmata ed il monitoraggio come un investimento, non come un costo.
La paura è sempre che, come spesso accade, passata la grande ondata di emotività tutto torni nell'oblio. E si riprendano a vedere le strutture e le infrastrutture come eterne, come moderne piramidi nel deserto.