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Il centro Antico di Napoli

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Premessa

Apparentemente desueto e superato il titolo di questo mio sintetico contributo per Nagorà, ma necessario a rimarcare anche quelle differenze che, avviate dalla scuola di Roberto Pane negli anni ’70 del secolo scorso, rimangono ancora vive nonostante, talvolta, politici locali le vedano superate. Ma, se ai fini della tutela, e della perimetrazione Unesco centro storico e centro antico possono ritenersi sinonimi, ai fini della loro storia e delle origini dell’ impianto, delle differenze esistono e vanno considerate.

Infatti l’impianto più antico della città, caratterizzato dai primi insediamenti di Neapolis, per intenderci quello che oggi maggiormente è preso d’assalto dai turisti  che, fortunatamente pullulano nella nostra città,  consiste nei tre decumani, da quello centrale di via Tribunali a quello inferiore - costituito da via Benedetto Croce, passando per Piazza San Domenico e continuando per  via San Biagio dei Librai - a quello superiore di via dell’Anticaglia con la curva del Teatro Antico,  il meno frequentato rispetto ai primi due. E’ questo nucleo che ci consente di leggere gli oltre venticinque secoli di storia della città con le sue stratificazioni, reperti e valori e che, rispetto a quello storico di più moderna costituzione, meriterebbe maggiore “cura”, attenzione, risorse e progetti.

Napoli cultura e  turismo

Se Napoli, da qualche anno, sta godendo di un numero molto alto di turisti, essendo entrata in pieno nel circuito delle città italiane maggiormente visitate, per motivazioni che in questa sede poco interessano e che quindi tralascio, non va trascurato che, proprio la parte più antica, e quindi forse la più preziosa, che mantiene i maggiori  caratteri di autenticità, è quella che più risente di un degrado ed abbandono diffuso. Non voglio citare i casi più eclatanti come il crollo nel complesso di San Paolo, o la recente triste vicenda degli ospedali Incurabili con la sua preziosa farmacia, o il complesso della Scorziata, parzialmente distrutta dall’ incuria, da incendi dolosi e quant’altro di peggio possa essere immaginato, ma penso ad un decadimento che  si manifesta, con la perdita di elementi artistici e architettonici,  con l’alto tasso di abusivismo (piaga estesa in particolare sulle coperture degli edifici e sugli attacchi a terra, nei prolungamenti dei cosiddetti bassi cresciuti con terrazzini, verande e aggiunte sul suolo pubblico, anche sui cardini e decumani fino al paradosso di inibirne addirittura il passaggio in alcuni casi).  Indubbiamente, rispetto ad un ventennio fa,  le condizioni sono migliorate ma di quanto? In un momento in cui il mondo cambia con un’accelerazione altissima, bastano questi passi microscopici? Capitali sono stati investiti e altri sono prossimi ad esserlo ma quali sono i risultati? In un’area dove sono concentrate le maggiori Università della città, dalla Federico II all’Orientale al I Policlinico con l’Università Vanvitelli  che ospitano una vasta popolazione di studenti, ricercatori e docenti fuori sede, la carenza di ospitalità idonea è atavica. Non si più pensare di suffragarla con arrangiati fitti di posti letto in condizioni al limite del disumano o del crescente numero di bed e breakfast,  talvolta arrangiati in contesti deprimenti per rispondere ad una elevata domanda. Né, tantomeno, possiamo  pensare a progetti definitivi su importanti opere pubbliche  che vanno in gara per appalti integrati che non tengano conto di chi gestirà l’impianto,  di un piano di autosostentamento o di quale sarà la gestione futura del complesso. E’ finita l’epoca di investimenti a pioggia lasciati come episodi autonomi e svincolati da qualunque contesto. D’altronde è ormai documentato che la gestione esclusivamente pubblica, almeno alle nostre latitudini, con il nostro substrato socio culturale, si è dimostrata un fallimento. Bisogna far sì che gli investimenti pubblici, sempre più limitati e radi, siano attrattivi per attivare un volano di investimenti da parte di  privati che gestiscano, poi, il patrimonio immobiliare restaurato e rifunzionalizzato. Restano ancora chiusi ed abbandonati  moltissimi immobili del patrimonio pubblico che va dal demanio, al Comune, al FEC (Fondo edifici di Culto) alla Curia. Il bando, attivato nel 2012 da quest’ultima per il progetto Giubileo per Napoli, con il quale venivano affidate a privati, associazioni o enti,  chiese chiuse da anni, indubbiamente ha riaperto alcune cappelle o chiese favorendo anche interventi di micro rigenerazioni urbane; un progetto che dovrebbe essere, riproposto anche se non ha ottenuto  il risultato ambito perché gran parte del patrimonio verte ancora in condizioni di abbandono e degrado, talvolta anche con preoccupanti carenze statiche, problematiche che sono maturate  in circa un cinquantennio che necessitano di capitali ingenti per il restauro e la rifunzionalizzazione: capitali che le singole associazioni assegnatarie degli immobili non sarebbero comunque in grado di investire.

Suggerimenti 

Altra significativa iniziativa potrebbe essere incentivare progetti per la conoscenza del patrimonio immobiliare privato con adeguati rilievi architettonici e strutturali  che permettano di monitorare modifiche, alterazioni legittime ed abusive: una sorta di mappatura del manufatto – anni fa fu avanzata proposta di istituire un Fascicolo del Fabbricato che ovviasse a tale mancanza -  che risulterebbe risolutivo sia per la necessaria e periodica manutenzione sia per l’individuazione di criticità che possano avere causato, in ipotesi, un crollo o un danno. Oggi solo davanti ad incidenti, talvolta mortali come il recente crollo di via Duomo,  si ricorre all’ausilio dei maggiori tecnici, ingegneri architetti e geologi che, per i primi momenti barcollano nel buio in mancanza dei necessari elementi per la conoscenza dello stabile. Con il progetto SI.RE.NA fu attivato il fascicolo del fabbricato, che dava anche adito ad una premialità nel finanziamento al condominio. Ma oggi? Esistono gli elementi tecnici ed economici per riattivare strumenti ed incentivi a favore dei condomini privati sulla scorta del SI.RE.NA che, assieme ad eco-bonus ed  a sisma-bonus possano contribuire ed incidere sula riqualificazione di un patrimonio dalle valenze eccezionali, con l’auspicio anche che le litigiose compagini condominiali partenopee possano ragionare in termini di miglioramento del bene comune e meno di legali controversie concentrate sul numero dei singoli millesimi.

Spunti di riflessioni

Sono spunti e riflessioni che potrebbero contribuire ad un processo di rigenerazione del paesaggio storico urbano che un auspicato  Dipartimento dedicato al centro storico, con competenze trasversali e un dirigente delegato dal Sindaco con ampi poteri potrebbe porre in attuazione.